La Torre Civica e le mura
La torre civica di Rivalta, “detta dai rivaltesi cioché mot (campanile mozzo)”[1] si staglia ancora oggi nel panorama cittadino in Via Umberto I, mostrando quello che era uno degli accessi al ricetto medievale.
“Provvista originariamente di porta ad ante, aveva probabilmente un coronamento merlato ed era aperta sul lato interno al ricetto. La diversa tessitura muraria, a “spina pesce” con listature in cotto sui tre lati esterni e a sacco sull’interno e sulla parte terminale, ne sottolinea le diverse fasi costruttive.”[2]. Infatti, “Il fronte occidentale è stato rafforzato, in età moderna, da scarpe in muratura. Ha pianta quadrangolare, con volta a botte sull’asse di passaggio, ingresso laterale e piani di orizzontamento lignei, comunicanti con scala interna. […] La copertura attuale, realizzata nell’800, è a padiglione, con coppi su struttura lignea. La cella campanaria ospitava, dal 1874, l’orologio e le due campane, poi trasferite, nel 1934 nel campanile della Parrocchia. La loro preziosa funzione di scansione del tempo, del lavoro e della festa del borgo, continua, grazie all’unica campana dorata, dono dell’ing. Vittorio Giovanni Sclaverani, che ancora oggi rintocca le ore.”[3].
Sono, inoltre, ancora ben visibili dei tratti dell’antica cinta muraria che circondava il ricetto medievale.
[1] Torre Civica | Comune di Rivalta di Torino
[2] Ibidem
[3] Ibidem
Il Castello degli Orsini
A Rivalta fa bella mostra di sé il poderoso complesso, noto come Castello degli Orsini.
“La prima attestazione di una struttura fortificata nel luogo di Ripalta risale ad un atto di donazione del 1029, in cui Olderico Manfredi cede all’Abbazia di S. Giusto di Susa “medietatem de alia corte tam de castro e capella…quae Ripalta est nominata...”. […]
Dall’XI secolo, periodo in cui il castrum era forse caratterizzato da strutture lignee protette da terrapieni, il Castello si sviluppa, a partire dal XII secolo, intorno ad una robusta torre rettangolare, di cui si conservano oggi le tracce nel livello basamentale della grande sala rossa al piano terra del corpo principale. Poco dopo e per successive articolazioni, verranno costruite le alte mura e il torrione ancora oggi visibile sul fondo del giardino, contraddistinti dalla caratteristica tessitura muraria “a spina di pesce” e dai fregi in cotto. Alla cortina furono inoltre addossate, sul fronte principale e a nord, le torri-porta di accesso, in origine dotate di ponte levatoio. Tra XIII e XV secolo, di pari passo con il consolidarsi del potere dei Signori di Rivalta, che dal XVI secolo assumeranno il nome Orsini, il complesso è teatro di un’intensa attività edificatoria.
Dimessa la funzione tipicamente militare, intorno al nucleo originario si dispongono altri ambienti, per fasi successive serrate e sovrapposte. Anche la corte interna ospita nuovi edifici, addossati alle mura e oggi demoliti, le cui ampie finestrature sono tuttora leggibili sulla cortina. Al piano terreno della torre meridionale viene realizzata una cappella castrale, dotata, alla metà del XIII secolo, di pregevoli affreschi, voluti da Guglielmo, signore di Rivalta. Tra XVII e XVIII secolo interverranno altre importanti riplasmazioni, tra cui la costruzione della manica occidentale, terminata da una cappella barocca. Al tardo settecento si ascrive anche il grande giardino interno su due livelli, che, tra pregevoli essenze, accoglie una gigantesca magnolia.
Infine, nel corso dell’Ottocento, grazie al nuovo proprietario, Conte Cesare Della Chiesa di Benevello[1], altri interessanti restauri investiranno il complesso, tra cui il coronamento della torretta, che si staglia sullo skyline cittadino. Il suggestivo giardino e le eleganti commistioni tra elementi medievali e neogotici, ispirati alla cultura storico-artistica del tempo, dominata dalle figure del Brayda e del D’Andrade, ne definiscono compiutamente i caratteri e contribuiscono a conferire al complesso un fascino del tutto particolare, che si svela, improvviso, all’interno.”[2].
Come si può evincere dalla descrizione delle varie fasi edificatorie, oggi la struttura presenta una commistione tra plurimi elementi: medievali, moderni e neogotici, che lo rendono una sorta di residenza nobiliare di campagna, dove la torre rettangolare riveste il ruolo di parte antica, ricordando da vicino gli antichi dongioni castellani. Mirabile, inoltre, la presenza dell’antico fossato, un tempo valicato grazie ad un ponte levatoio.
Vicino a quest’ultima, “La cappella del torrione, a pianta rettangolare, ha due volte ogivali costolonate e chiavi di volta scolpite in pietra, divisa da un arco a tutto sesto che separa la zona presbiteriale dalla più ampia aula centrale. Le pareti conservano affreschi restaurati tra 2018 e inizio 2019, tra cui una Crocifissione sovrastante l’altare (parete est): a sinistra della croce Maria e a destra san Giovanni, in alto Sole e Luna e due angeli. Nella parete sud, la nascita della Vergine, rappresentata in fasce in una culla a fianco dei genitori sant’Anna e san Gioacchino, e l’annunciazione. Le caratteristiche delle aureole, realizzate in stucco a rilievo, orienterebbero verso una datazione intorno al XIII secolo, che troverebbe ulteriore conferma nella decorazione a stelle dorate su fondo blu delle lunette della volta a crociera della zona presbiteriale, nota in ambito piemontese nello stesso periodo.”[3].
La struttura, nella sua zona residenziale, “conserva in alcuni casi volte a cassettoni, tappezzerie e decori di ispirazione neogotica, e testimonia l’evoluzione dell’edificio che oggi conta tre piani fuori terra e un piano sotterraneo con ghiacciaia, avvenuta per aggregazione intorno al corpo della torre settentrionale. Il complesso si dispone intorno ad un cortiletto interno che, nonostante le tracce di innumerevoli rifacimenti e l’aggiunta di una scala esterna, conserva un fascino tipicamente medievale, rafforzato dalla presenza di un pozzo centrale con vera decorata da una scritta in caratteri gotici. Sulla parete occidentale si notano le tracce di una porta, ora tamponata, sormontata da un arco con decorazione in cotto a losanghe, tipica dell’architettura piemontese di XIII-XIV secolo.
Oltre a due dipinti in stile neogotico, raffiguranti san Giorgio e san Michele Arcangelo e ispirati a pitture presenti nel castello di Fénis (AO), il cortile conserva una lapide dedicata a Honoré De Balzac che ricorda il passaggio dello scrittore francese, che qui soggiornò nel 1836, ospite del conte Cesare Benevello, interessante figura di intellettuale e mecenate che acquistò il Castello dall’ultimo dei conti Orsini nel 1823 e ospitò anche Massimo d’Azeglio, che ricorderà Rivalta nelle lettere alla moglie, in alcuni quadri e nel suo libro “I miei ricordi.”.
Uscendo nuovamente nel parco attraverso un corridoio con un’elegante pavimentazione in mosaico veneziano, si costeggia la manica occidentale, realizzata in una più recente fase di aggregazione costruttiva e addossata all’interno della cinta muraria medievale. La manica è conclusa sulla sua estremità meridionale dalla cappella settecentesca. Sul retro della manica occidentale, si costeggia l’alto muro di contenimento che delimita la parte inferiore del parco e vicino all’accesso al cortiletto delle scuderie si nota l’attacco delle mura del ricetto, ancora oggi perfettamente leggibile nel tessuto urbano, costruito a protezione del borgo tra XIII e XIV secolo, quando ormai il castello rappresentava il fulcro della vita del paese e il suo riferimento politico e amministrativo era ormai consolidato, nonostante la concessione degli Statuti, avvenuta nel 1297.”[4].
[1] Che lo acquisì nel 1823 dall’ultimo discendente della famiglia Orsini, Gioacchino.
[2] Castello | Comune di Rivalta di Torino
[3] Rivalta (TO) : Castello degli Orsini - Archeocarta
[4] Ibidem