Le origini di Cavour si perdono nell’epoca romana, quando Forum Vibii-Caburrum costituiva un importante centro transalpino, di cui oggi rimangono numerosi resti conservati nel museo archeologico ospitato nei pressi dell’abbazia di Santa Maria, anch’essa autentico gioiello risalente all’anno 1000. È nei secoli successivi, tuttavia, che Cavour divenne una zona di confine tra le terre dei Savoia-Acaja e il marchesato di Saluzzo. “Nei primi del Quattrocento il borgo medievale era cinto dalle mura con due castelli sulla rocca.”[1]. Cavour si trovò al centro delle contese con il marchesato, degli scontri con i valdesi e dei conflitti con i francesi. La casaforte degli Acaja ospitò, nel 1561, la firma del trattato di Cavour, con cui i Savoia riconoscevano (tolleravano) l’esercizio del culto dei valdesi nelle vallate alpine limitrofe.
Pochi anni dopo, tuttavia, con la discesa piemontese del Lesdiguières, Cavour fu al centro degli scontri, come la vicina Bricherasio, e i francesi riuscirono ad impossessarsi della rocca dopo un lungo assedio nel 1592. Con l’ausilio di truppe spagnole, il duca Carlo Emanuele di Savoia, dopo aver riconquistato Bricherasio nel 1594, riprese anche Cavour l’anno successivo. A ricordo di tale impresa una croce fu posta sulla vetta della rocca.
Meno di un secolo dopo, tuttavia, un altro grande generale francese, il Catinat, giungerà nelle terre pinerolesi a lasciar triste memoria di sé. Nel 1690, dopo una lunga scia di razzie e uccisioni in Val Pellice, anche Cavour fu oggetto di una spietata conquista, all’esito del quale il borgo rimase quasi deserto e le fortificazioni furono rase al suolo. Di esse rimangono oggi pochi resti sulla vetta della rocca, nonché un’antica torre circolare di guardia, detta torre di Bramafam, su una cima secondaria.
[1] Fornaca S., I castelli della provincia di Torino, Gribaudo, 2005.
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Palazzo Savoia/Racconigi, detto degli Acaja
Antico palazzo di matrice medievale, risalente al XIII Secolo, nacque come casaforte merlata e in seguito fu sopraelevato. Nel palazzo pose la sua dimora Claudio di Acaja Racconigi che tra il 1460 e il 1521 fu signore di Racconigi, Migliabruna, Pancalieri e Cavour.
Fra le sue mura il 5 giugno 1561 fu firmata la pace di Cavour, con cui il Duca Emanuele Filiberto di Savoia, rappresentato da Filippo di Racconigi, riconosceva formalmente l’esistenza dei valdesi, stabilendo i confini del territorio entro il quale avrebbero potuto abitare e predicare: primo esempio di tolleranza religiosa nell’Europa moderna in seguito all’adesione dei valdesi, nel 1532, alla riforma protestante. La pace pose fine a oltre trent’anni di resistenza armata, con combattimenti così aspri da indurre il duca sabaudo a concedere le tolleranze di cui sopra. Dopo il trattato, per quasi un secolo i valdesi godettero di una relativa tranquillità grazie agli accordi siglati a Palazzo Racconigi-Acaja di Cavour.
La struttura è stata recentemente restaurata con modalità tali da farne apprezzare la storicità.
Nel 1500 Cavour risultava completamente cinta da mura che si raccordavano con le rocce a precipizio della Rocca, della zona chiamata "Mori 'd Crin", fino a congiungersi con quelle del Castello superiore della Vetta, con la Torre di Bramafam verso est, per poi raggiungere il presidio di San Maurizio o "castello inferiore" e quindi il piano nella zona di Cavoretto. Alcuni tratti di queste antiche mura sono ancora visibili in Piazza Solferino.
Esistevano la porta di Barge, la porta di Pinerolo (sul Rio Marone), la porta di Saluzzo e inoltre tre torri di guardia: la Torre delle Ore verso Pinerolo, la Torre Quadrata verso Bagnolo e la Torre dei Castellani a Gemerello.