Le strutture fortificate di Cumiana

  • Il Castello della Costa

Cumiana sorge in un punto strategico tra Torino e Pinerolo, sul confine con la Val Sangone e in pieno controllo della pianura circostante. Per tale motivo, essa fu oggetto di importanti opere di fortificazione, soprattutto ad opera della famiglia Canalis, che per secoli fu infeudata nel borgo.

Il castello della Costa è una dimora storica che sorge nel borgo della Costa e che in realtà ricomprende due opere distinte: un castello più antico, noto come “castellasso”, che sorgeva sulla sommità della collina e del quale rimangono alcuni ruderi; il castello nuovo a valle, edificato con scopo prettamente residenziale a partire dal XVI Secolo.

L’antico castello è probabilmente figlio di una torre saracena poi divenuta dimora dei falconieri dei signori di Trana e di Rivalta, prima di essere ceduta ai Canalis nel XIV Secolo. Il castello, tuttavia, fu distrutto verosimilmente con l’arrivo delle truppe francesi di Francesco I nel 1517.

Dopo la rovina dell’antico castello, venne edificato progressivamente il castello nuovo, poco a valle del primo. Esso fu concepito da Guglielmo Bernardino Canalis, nel XVI Secolo, come l’insieme di varie strutture contigue appartenenti a due cugini della famiglia Canalis. In seguito, nel corso dei secoli, la residenza fu progressivamente ampliata, tanto da giungere all’imponente superficie odierna.

Con la morte nel 1801 dell'ultimo discendente dei Canalis, Giovanni Maria Ludovico figlio di Giacinto e di Giulia Alfieri, il castello pervenne attraverso diversi passaggi di proprietà ai conti Provana di Collegno, che lo detennero sino al 1992, quando morirono le due contesse proprietarie.

Oggi la parte aulica dell’edificio appartiene alla famiglia Vaglio, che ne ha fatto la propria residenza e vi ha allestito un’interessante raccolta di mobili ed arredi antichi aperta al pubblico[1].

L'edificio attuale è costituito da quattro ali intorno ad una corte centrale circondata da portici su due lati, dalla facciata principale che vede l’accesso con una pregevole scala monumentale, nonché dalla facciata di chiusura che conduce al parco.

La manica porticata conduce all’interno del salone di rappresentanza vede mirabili affreschi settecenteschi fatti eseguire dal conte Ludovico Canalis. “Gli affreschi settecenteschi del salone ricoprono interamente le quattro pareti e il soffitto con raffigurazioni trompe-l’oeil di elementi architettonici impreziositi da finte bandiere, lance, stemmi, vasi di fiori. Nelle otto lunette dipinte ai lati della stanza si trova un’alternanza di strumenti musicali e armi da guerra (tamburi ed elmi, armature e lance). Nella volta è rappresentato un guerriero affiancato da due putti angelici e da un personaggio in sella ad un leone. Accanto all’interpretazione allegorico - mitologica che si fa di questa figura si ritrova un legame con la casata dei Canalis. dal momento che il leone figura nello stemma di famiglia. Uno dei particolari più interessanti del trompe-l’oeil è la figura femminile che si sporge da una delle finte balconate, semicoperta da un drappo dorato. Varie interpretazioni la leggono come raffigurazione della marchesa di Spigno. Gli affreschi del palazzo potrebbero essere attribuiti ai fratelli Pozzo nella loro fase iniziale e all’influenza del padre. La tesi è avvalorata dalla somiglianza agli affreschi del 1777 in Palazzo Alessi di Canosio a Fossano dove compaiono motivi simili a quelli di Palazzo Canalis.”[2].

All’interno del castello si trova una piccola cappella privata barocca[3], nonché gli appartamenti dei conti Provana di Collegno, le cucine e la sala da pranzo.

“Il castello è quasi del tutto spoglio dei suoi arredi. Conserva in buono stato i vetri originali delle finestre sottilissimi e ondulati a causa dell’antica tecnica di stesura della pasta vitrea con il mattarello, il pavimento in legno e in cotto e i soffitti a cassettoni della fine del ‘600. Rimangono alcuni arazzi in seta e una bellissima tappezzeria nel salone indiano che prende il nome dalle raffigurazioni di paesaggi e personaggi dell’oriente.

Al pian terreno, l’unico che veniva riscaldato per mezzo di una caldaia a legna che diffondeva l’aria calda attraverso bocchettoni, si trovano ancora piccoli servizi igienici. Al primo piano, affacciata sul cortile interno, c’è una biblioteca ancora in buono stato ma dagli scaffali completamente vuoti. Accanto si trovano altre camere e corridoi con botole segrete nelle quali si nascondevano i partigiani durante la Seconda guerra mondiale.

Il secondo piano che ricopre una superficie più piccola rispetto a quelli sottostanti veniva usato soprattutto come ripostiglio. Nei sotterranei, ai quali si accede per mezzo di una scala posta a fianco della cucina, si trovano le cantine e l’aranciera, dove si mettevano a svernare le piante di arance e limoni.”[4]

  • Il Fortelletto 

ll Fortelletto è una dimora storica che sorge nel cuore del borgo della Costa di Cumiana, nota sin dall’inizio del XV Secolo e che probabilmente è anteriore al castello della Costa. II palazzo divenne presto proprietà della famiglia Canalis, feudataria di Cumiana dal 1366 e dimorante nell'attiguo castello.

L’ultimo discendente dei Canalis proprietario del Fortelletto risulta Francesca Caterina, marchesa Biandrate di San Giorgio e Castellargento, morta nel 1763 e nel corso dei secoli successivi l'edificio venne frazionato e passò nelle mani di vari proprietari.

Gli attuali proprietari acquistarono una prima porzione della casa nel 1982, ponendola sotto il vincolo del Ministero per i beni e le attività culturali nel 2000. L'unificazione della struttura storica è stata completata con l'acquisizione delle particelle rimanenti nel 2010 e nel 2011. Nel 2012 è stato affidato il progetto di restauro e ridestinazione del fabbricato.

L'edificio attuale ha l'aspetto di una casa a corte settecentesca, frutto di rimaneggiamenti avvenuti nel corso dei secoli sulle originarie strutture medievali, in parte ancora riconoscibili in un tratto del muro di cinta, nelle torri del borgo e in un pozzo accessibile da una galleria interrata.

La struttura è molto articolata e comprende un corpo centrale di tre piani e due ali laterali più basse, con stalle e fienili, ad esso collegate. Sul versante a mezzogiorno si estende l'orto-giardino, circondato dal torrente Moretta.

Risultano presenti varie pitture murali di pregevole fattura, a partire da un affresco sormontante il portone di accesso raffigurante la Sindone.

  • La torre di Baldissero

In Frazione Tavernette a Cumiana, campeggiano i resti del castello di Baldissero. In una zona boschiva alle spalle di un campo da motocross, rimangono ben visibili i resti della torre arroccata su un’altura, nonché di un fossato che, anticamente, la circondava.

Non parrebbero esserci tracce documentali della storia del castello, che si presenta con una struttura che denota elementi alto medievali, probabilmente anteriori al XIII Secolo, in particolar modo per la presenza di murature prevalentemente in pietra lavorata e la parvenza di merlature sulla sommità.

L’area è di difficile accesso per via dei crolli di antiche cinte murarie e per la fitta vegetazione.

  • Il Castello della Marsaglia

Al confine tra i comuni di Piscina, Volvera e Cumiana, ebbe luogo la nota e tragica battaglia della Marsaglia del 4 ottobre 1693, nei pressi dell’omonimo castello, il quale si trova nel territorio amministrativo di Cumiana, per l’appunto in strada Castello.

La struttura si presenta con una pianta a quadrilatero a tre piani, verosimilmente ribassata rispetto alla struttura originaria. È ancora visibile una torre angolare, l’unica rimasta, mentre sulla facciata rimangono i segni delle antiche aperture del ponte levatoio, probabilmente installato nella torre di ingresso. Nulla rimane del fossato e delle difese esterne e anche l'interno è stato pesantemente ristrutturato rispetto al progetto originario. “Da un'analisi dei materiali, mattoni e cotto, il Conti, nella sua opera Castelli del Piemonte, ha osservato che il castello potrebbe essere stato costruito in più riprese, in quanto le due pareti poste a destra e a sinistra della facciata principale sono molto diverse fra di loro.”[5]. Attualmente la cascina versa in stato di abbandono e innanzi ad essa rimane una lapide in pietra a ricordare i 12.000 caduti nella battaglia, che rappresenta uno degli episodi principali (e più drammatici) della Guerra della Grande Alleanza.

Lo scontro si sviluppò quando il ducato sabaudo aderì all’alleanza anti-francese promossa dalle principali potenze europee. Ciò determinò la discesa in Piemonte del Catinat, che spadroneggiò nella pianura pinerolese, liberando Pinerolo dall’assedio sabaudo e sconfiggendo in due duri scontri le truppe savoiarde a Staffarda e alla Marsaglia, ponendo – invano – sotto assedio Cuneo. Il ribaltamento della situazione avrà luogo quando, con una brillante manovra di disimpegno, il duca Vittorio Amedeo II aggirerà le difese transalpine occupando e assediando varie piazzeforti nel Delfinato. Ciò indurrà le due parti a negoziare una tregua separata e in cambio della neutralità sabauda, il ducato si vedrà restituire tutte le terre occupate, nonché la piazzaforte di Pinerolo.

Il giorno della battaglia, il cui fulcro principale ebbe luogo nei pressi della Marsaglia, vide le truppe del Catinat dominare il campo dai rilievi di Piossasco. Le truppe sabaude scontarono pesantemente il fatto di avere un esercito molto eterogeneo, composto da elementi provenienti da vari paesi alleati. A cedere, infatti, furono i reparti spagnoli, mentre i milanesi si ritirarono dal campo senza esser nemmeno entrati in contatto con il nemico. A quel punto il fianco destro, condotto direttamente dal duca di Savoia e dal principe Eugenio, con una carica dei dragoni riuscì a sganciarsi e a riparare a Torino e Moncalieri, salvaguardando il grosso dell’esercito.

Il bilancio tuttavia fu drammatico. Si stimano 1800 caduti francesi e tra gli 8 e i 12.000 morti alleati, oltre agli innumerevoli feriti e alle artiglierie abbandonate. A battaglia finita il Catinat redigerà la relazione per il Re Sole all’interno del castello della Marsaglia: sarà questo particolare a consegnare ai posteri la denominazione ufficiale dello scontro.

“I caduti della battaglia restarono insepolti per circa 4 mesi, provocando l’inquinamento dell’aria e dell’acqua. Solo il 25 gennaio 1694 il “magistrato di sanità” fece obbligo ai sindaci di seppellire i cadaveri; un triste incarico di cui si dà atto del compimento nel corso del Consiglio Comunale del 14 marzo successivo.

Nei primi anni del 900 il Conte Lodovico Laderchi, militare a riposo, pubblicando un saggio su questa vicenda storica formulò la proposta di ricordare questo “fatto d’armi” in modo “più tangibile che da semplici croci di legno” e, successivamente, organizzò un comitato per la costruzione della “Croce Barone” che fu inaugurata, con una solenne manifestazione, il 21 ottobre 1913.
Sulla croce di granito roseo di Baveno, costruita dalla ditta Ganoli di Torino, è scolpita la scritta “Victis et victoribus in Deo resurrecturis” mentre una seconda scritta sul grande masso di 16 tonnellate che la sostiene ricorda con poche ma efficaci parole il fatto storico:
“In questi campi – il 4 ottobre 1693 – le truppe di Vittorio Amedeo II di Savoia – difesero fino all’ultimo l’onore di Savoia – speranza d’Italia”
[6]”.

[1] Comune di Cumiana - Vivere Cumiana - Monumenti ed edifici storici - L'ANTICO CASTELLO DELLA COSTA ED IL PALAZZO DELLA COSTA DEI CONTI CANALIS DI CUMIANA (Museo permanente dell'arredamento)

[2] Ibidem

[3] La storia – Castello Canalis

[4] Comune di Cumiana - Vivere Cumiana - Monumenti ed edifici storici - L'ANTICO CASTELLO DELLA COSTA ED IL PALAZZO DELLA COSTA DEI CONTI CANALIS DI CUMIANA (Museo permanente dell'arredamento)

[5] CASTELLO DELLA MARSAGLIA | Luogo FAI (fondoambiente.it)

[6] La “battaglia della Marsaglia” e la Croce Barone - Comune di Volvera | Comune di Volvera