I castelli di Villafranca Piemonte

  • Il Castello di Cantogno

Il castello presente in frazione Cantogno di Villafranca risale, verosimilmente, al XIII Secolo. È noto come sin dal 1235 Manfredo III di Saluzzo abbia infeudato Pietro Inganna di Barge a Castrum Cantonii. Oggi, con la torre a pianta quadrata, rimane visibile parte dell’impianto della struttura, con l'arco di accesso del vecchio ponte levatoio (oggi tamponato), con decorazione alternata laterizia e lapidea, e le due maniche, di cui una ha mantenuto verso |l’esterno i caratteri medievali e il paramento in mattoni, mentre l'altra è stata trasformata e intonacata, pur rimanendo a vista un fregio a dentelli simile a quello presente nella torre. All’interno sono ancora leggibili alcuni affreschi risalenti ai primi decenni del 1200: le tre figure rappresentano il crocifisso, San Pietro e San Paolo.[1]

  • Il Castello Marchierù

Sito in frazione San Giovanni a Villafranca Piemonte, il castello di Marchierù vede le sue origini all’inizio del XIII secolo. “Del nome di Marchierù si fa menzione la prima volta in un documento del 1220, per una donazione di beni all’Abbazia di S.Maria di Cavour. I luoghi ove sorgevano Borgo Soave e Marchierù furono sempre ambiti, e la stessa etimologia del nome si ricollega a “marcio”, bagnato, ossia altamente irriguo; siamo infatti nella zona dei “fontanili” (in piemontese “nasur” ), luoghi ove l’acqua delle falde affiora alla superficie formando polle limpide e pulite che si mantengono ad una temperatura costante di 10/15 gradi in ogni stagione dell’anno, consentendo un’irrigazione temperata continua.”.[2]

Dai signori di Barge, iniziali proprietari, il castello passò nella disponibilità di Tommaso II di Savoia, quindi in via ereditaria passò di mano al ramo d’Acaja e nuovamente al ramo principale dei Savoia nel XV Secolo. Nei secoli successivi si avvicendarono nel dominio i marchesi di Masserano, i Solaro di Macello e i Cacherano di Osasco.

“Quella dei Filippi era antichissima famiglia, risalente ad Alineo, visconte d’Auriate nell’ 878, una delle più illustri di Cavallermaggiore; dai più antichi tempi rivestirono innumerevoli magistrature civiche e furono nel 1583 Decurioni di Torino.

A tale famiglia appartenne Vittorio Antonio, nel 1736 aiutante di Campo del Principe Eugenio di Savoia nelle campagne militari contro i Turchi, Feldmaresciallo d’Austria, Comandante Generale della Cavalleria Imperiale e comandante dell’Armata d’Ungheria.

Chi portò all’antico splendore il feudo di Marchierù fu Carlo Alberto Filippi di Baldissero, porta stendardo di Genova Cavalleria nella prima guerra d’Indipendenza, figlioccio e paggio di Re Carlo Alberto di Savoia, membro della Regia Accademia di Agricoltura di Torino, artefice di importanti innovazioni proprio in campo agricolo emulo del cugino ed amico di Camillo Benso di Cavour che spesso soggiornò a Marchierù, fino ad iniziare i lavori per la rete di irrigazione delle campagne circostanti le sue proprietà, conclusi dal figlio Enrico. […]

L’ultima erede dei Filippi, Camilla, andò sposa al conte Vittorio Prunas Tola, e quindi al loro figlio primogenito Severino , anch’egli Accademico dell’Agricoltura, tramite il quale il castello e la tenuta sono pervenuti agli attuali proprietari.”.[3]

Dal punto di vista architettonico, “l’edificio, in ottimo stato di conservazione, è in mattoni; la parte più bassa sulla facciata anteriore è un’aggiunta successiva al nucleo antico, il cui coronamento con merli a coda di rondine e archetti si nota sulla parete dell’ultimo piano, una soprelevazione più tarda. Alcune finestre, in parte tamponate, con apertura a tutto sesto e decorazione a fasce bicolori ornano le facciate.”[4].

“Sono noti gli ultimi interventi che hanno portato l’immagine del castello da una probabile architettura trecentesca all’odierna villa di campagna. Le opere di consolidamento (i contrafforti sulle pareti est e ovest) e i numerosi tiranti ben visibili sulle facciate risalirebbero al 1808 quando, in seguito ad un forte terremoto che interessò il territorio villafranchese, s’intervenne, probabilmente, anche abbattendo un ulteriore piano delle torri poste sul lato Nord. Le arcate, presenti sulla parete est del sottotetto, risalgono al 1933 quando, il cambiamento delle destinazioni d’uso delle camere adiacenti, richiese la trasformazione della parete priva di finestre poiché il locale limitrofo era utilizzato come deposito. Un altro intervento eseguito nel 1972 fu l’installazione di un ascensore inserito in un ampliamento mimetico della torre situata sul lato Ovest. In questo modo, l’accesso all’ascensore è stato garantito tramite il garage presente nel cascinale ovviando ai problemi di livello con un innesto che salvaguarda le facciate.
Per quanto riguarda il cascinale, non vi sono tracce sui documenti; le
tipologie presenti assicurano una certa continuità del complesso architettonico del quale, nel 1958, venne prolungata la manica Ovest. Un’aggiunta più recente è il garage situato sul lato destro del fronte Nord.”[5].

  • Il Castello e le mura di Villafranca Piemonte

La fondazione di Villafranca, avvenuta al tempo dell’ultima discesa di Federico Barbarossa (1174), fu effettuata per deliberato proposito collettivo e in comune accordo con il feudatario, su una planimetria prestabilita, come dimostra la pianta del paese che sorge regolare come un accampamento romano, con vie che si incrociano ad angolo retto formando una scacchiera.

Dagli atti di donazioni e lasciti si deduce che il territorio su cui sorge Villafranca apparteneva ai Savoia; il feudatario di Soave e Musinasco era il Conte Tommaso I (1177-1233), che ben presto intuì il vantaggio politico, commerciale e soprattutto militare e strategico di una località sentinella sulle sponde del Po, dove il fiume era facilmente guadabile, e perciò concesse (se non addirittura impose) ai suoi vassalli di trasferirsi dalle borgate nella nuova località, accordando loro le agevolazioni e le esenzioni necessarie e il libero asilo a chi volesse stabilirvisi.  Da queste agevolazioni ed esenzioni, il nome di “Villafranca”. 

l fiume Po garantiva quindi al nascente paese non solo la più sicura linea naturale di confine dei suoi stati, ma anche il passaggio obbligato per l’offesa e la difesa, una linea di comunicazione economica, rapida e sicura e una fonte continua di attività per i suoi abitanti. Il Conte Tommaso I di Savoia pensò allora, oltre che a incentivare l’insediamento della popolazione nella zona, anche a garantirne un’adeguata sicurezza, fortificando il paese: si iniziò perciò la costruzione delle mura perimetrali del paese e delle case-forti, e solo successivamente l’escavazione dei fossi e dei canali indispensabili all’irrigazione delle colture agricole.

A Tommaso I di Savoia succede il figlio terzogenito Tommaso II che, continuando la politica paterna e nell’intento di premunire sempre di più il confine meridionale dei suoi possedimenti (che confinavano con il Marchesato di Saluzzo), fece costruire sulla sponda sinistra del Po in territorio villafranchese, fra il 1239 e il 1245, il castello. Nel 1251, Villafranca viene ufficialmente dichiarata Castrum in un preciso documento: è ormai un villaggio rurale trasformato in luogo fortificato. 

Delle mura restano ormai ben poche tracce: se ne può seguire approssimativamente il tracciato sulla base delle indicazioni toponomastiche e dei documenti storici.  Iniziando dall’attuale via Pasubio, le mura si allineavano lungo la bealera detta “Bealerassa”, e ne seguivano tutto il corso fino al suo sbocco nell’attuale rio detto del “Martinetto”. All’incontro con l’attuale via dell’Annunziata si apriva nel bastione la cosiddetta “Porta di Saluzzo”, oltrepassata la quale le mura continuavano lungo la bealera dirette verso il Po, fino nelle vicinanze dei giardini della Parrocchia di Santo Stefano. 

Da questo punto, incominciava il tratto est delle mura: una prima parte del quale era rappresentato dalle mura di cinta della sopracitata Parrocchia e l’altra da quel muraglione fiancheggiante i giardini degli edifici che si affacciano sull’attuale via Caduti. Questo muraglione però non ha più nulla a che vedere con le originarie mura tommasine, essendo stato costruito alla fine del ‘600 dalle monache Agostiniane che, nel 1690, comprarono una buona parte del materiale del castello (demolito dal generale francese Catinat) e con esso innalzarono il sopracitato muraglione lungo la linea delle antiche mura cittadine.

Tra il Martinetto e la Bealera grossa (o del Molino) sorgeva infatti il Castello, le cui opere esterne di fortificazione sostituivano le mura e, tra i loro terrapieni e le fosse, si apriva la Porta del Po. 
Il Brayda e il Ricci attribuiscono al paese solo tre Porte, escludendo che esistesse quella orientale, verso il Po “essendo sufficiente difesa il corso del fiume”; il Cavaliere Pietro Baiardo, invece, nelle sue Memorie sostiene che, nel 1515, vi erano due sole Porte, una delle quali era proprio la Porta del Po. Gli Statuti di Villafranca (1384) sono più espliciti e indicano le quattro Porte di accesso al centro abitato: Porta Suaviarum (a ovest) detta poi di Sant’Antonio, Porta Saluciarum (a sud), Porta Pontis Padi (a est) e Porta Vigonis (a nord). Delle mura che cingevano il lato nord-ovest del centro abitato non si ha altro ricordo se non la denominazione di via Dietro Mura (oggi via Piave) alle quali fungeva da fosso un lungo tratto del Martinetto e poi della Bealera Grossa.[6]

[1] Comune di VILLAFRANCA PIEMONTE - sito internet istituzionale - regione Piemonte - città metropolitana di Torino

[2] Castello di Marchierù - La Storia (castellodimarchieru.it)

[3] Ibidem

[4] http://archeocarta.org/villafranca-piemonte-to-castello-marcheriu-marceru/

[5] Ibidem

[6] https://www.comune.villafrancapiemonte.to.it/ita/pagine/dettaglio_pagina_personalizzata.aspx?id=116