Altri antichi castelli della pianura pinerolese

  • Il Castello di Airasca

L'antico castello di Airasca appartenne ai conti De Rossi di Piossasco-Airasca e fu trasformato nel corso dei secoli in palazzo residenziale, affrescato con alcuni dipinti risalenti al XV ed al XVII secolo. Il centro abitato si è sviluppato intorno a tale struttura, di cui oggi rimane il toponimo e un caseggiato che ne ha recuperato parzialmente le mura, probabilmente a seguito delle distruzioni perpetuate dal Catinat nel 1693. La struttura, con una pianta a C irregolare, presenta ancora varie tracce medievali, che vanno dalle murature ai resti di fregi.

  • Il Castello di Cercenasco

Il castello fu eretto dagli eredi dei Signori di Bernezzo, che ricevettero il feudo di Cercenasco nel 1225 da Tommaso I di Savoia. La struttura venne distrutta (così come quelle di Vigone, Scalenghe e Villafranca) nell'ottobre del 1693, durante la campagna che vide fronteggiarsi le truppe francesi, guidate dal generale Catinat, e quelle sabaude, comandate da Vittorio Amedeo II di Savoia, all'interno della Guerra della Grande Alleanza. Come riportato in una lettera dello stesso Catinat a Luigi XIV: "l'altro giorno bruciammo Scalenghe e Cercenasco, e poiché le mura del castello di questo ultimo paese non crollarono con l'incendio, le abbattemmo con le mine"[2].

[2] D. Carutti, Storia di Vittorio Amedeo II: il primo rey di casa Savoja, Torino, 1897.

  • Il Castel del Lupo (San Secondo di Pinerolo)

L’odierno toponimo Castel del Lupo, di cui rimane una via centrale a San Secondo di Pinerolo, vuole indicare l’antico castello che sovrastava il borgo, sulla sommità del colle che domina il Chisone. “Incerta appare la sua origine. Un documento della seconda metà del XII secolo indica i fratelli Pietro e Engico, castellani di Miradolo per il conte Umberto III di Savoia, mentre in un altro documento del 1198 viene indicato il Castro Miradolij come sede del castellano. Il castello fu coinvolto negli avvenimenti bellici del 1356-1363 fra Giacomo d’Acaja e il conte Amedeo VI di Savoia: nel 1360 bande mercenarie al servizio del conte diedero il sacco al castello. Il nome popolare di Castel Lupo, seguendo il Biaggi, sarebbe stato attribuito in ricordo dell’accordo firmato tra il conte di Savoia Amedeo VI, detto il Conte Verde, e il marchese di Saluzzo, in presenza del nobile e potente signore Rodolfo de Lupii, governatore del Delfinato. Nel 1396 il castello fu attaccato da Facino Cane, al soldo del marchese Teodoro di Monferrato, ma resistette. Il 2 gennaio dell’anno successivo, il duca Amedeo di Savoia, principe d’Acaja, concedeva il castello di Miradolo, con altri beni, ai fratelli Ludovico, Oberto e Michele Costa. …

In parte distrutto nel 1552, riattivato come presidio militare, fu espugnato dal Lesdiguierès nel 1592 e distrutto dalle truppe del duca Carlo Emanuele I, che lo riprese nel 1594. Nei secoli successivi il castello non fu ristabilito come residenza castellata ma le sue rovine e i suoi fossati furono utilizzati da presidi militari durante le guerre di fine ‘700.”[3]Oggi del castello non rimane alcuna traccia.

[3] Fornaca S., op. cit., p. 339.

  • Il Castello e la torre di Scalenghe

Anticamente Scalenghe rientrava nel feudo dei signori di Piossasco-Folgore e avrebbe ospitato in tempi antichi un castrum, poi confluito in un ricetto munito di fossato. Tale struttura fu abbandonata nel 1626 dai Folgore, trasferitisi a Torino[4], e venne definitivamente distrutta durante le scorrerie del Catinat di fine secolo. L’unica emergenza attuale delle antiche opere di difesa rimane la torre-porta che campeggia in centro al borgo. Benché pesantemente rimaneggiata tra Ottocento e Novecento, la torre si presenta ancora con un pregevole fornice voltato al pian terreno, sormontato da due livelli e coronato dall’orologio.

[4] Scalenghe - Scheda storica della Regione Piemonte; cfr. http://comitatostoricoscalenghe.blogspot.com/2019/02/per-restare-sul-tema-del-castello-di.html

  • Il Castello di Pancalieri

Pancalieri da sempre fu uno snodo fondamentale tra Torino e Saluzzo e per tale motivo fu per secoli al centro delle dispute tra i Savoia (e prima ancora gli Acaja) e i marchesi di Saluzzo, dei quali rimase in possesso per vari decenni a fasi alterne. Tale importanza strategica è testimoniata, peraltro, dalla circostanza che v’erano due differenti feudi, uno riferito al Borgonuovo di Pancalieri e l'altro al Castel Rainero.

Il castello di Pancalieri “era situato a mezzogiorno del paese nel campo adiacente alla distilleria Charles, detto appunto "campo del castello". Quivi furono trovati e si trovano tuttora mattoni e materiali di costruzioni antichissime. I Galli valicate "invias alpes" (le inaccessibili Alpi) e invaso il Piemonte nel 580, si vuole da alcuni storici che fra i primi forti o castelli, abbiano fabbricato pure quello di Pancalieri. Penso che non sia da escludere senz’altro questa asserzione perché le murature romane verificate potrebbero aver sostituite, o fortificate quelle dei Galli. Nella demolizione del Castello si sarebbe trovato una moneta dell’Imperatore Commodo, che regnò dal 180 al 192 dopo Cristo; altre monete degli Imperatori Diocleziano, Gallieno, Aureliano, Antonino e Valeriano ritrovate nel territorio provano che i Romani ebbero molto da fare a Pancalieri e che Pancalieri doveva essere in quei tempi un centro molto importante.

Il castello di Pancalieri è nominato nelle carte di Federico Barbarossa in favore dei Romagnano nel 1163. Era molto vasto e di grande importanza, cinto da poderose mura e profondi fossati, Incominciò a decadere nel secolo XII e decadde interamente nel XIII a causa delle molte guerre che vi si combatterono. Venne ricostruito in seguito e nei secoli XIV, XV e XVI lo troviamo fra i più importanti del Piemonte, munito di torri, bastioni e fossati tanto da poter resistere ai frequenti assalti nemici di cui si è detto nelle pagine antecedenti. Nella camera maggiore di esso il 19 ottobre 1400 riceveva l’investitura Valeriano figlio di Tommaso Marchese di Saluzzo. A causa delle inondazioni, pestilenze e guerre decadde nuovamente, finchè nel 1630 venne incendiato dai Francesi e poco vi rimase. In principio nel 1800 fu demolito completamente e coi mattoni si fabbricò il cosiddetto "Ghetto degli Ebrei"”[5].

[5] Comune di Pancalieri - Vivere Pancalieri - Cenni storici - Vicende Storiche

  • Castel Rainero (Pancalieri)

Castel Rainero è probabilmente ancor più risente rispetto al castello di Borgonuovo. Esso “risale almeno al secolo XI, perché nel 1163 Federico Barbarossa lo conferma a favore di Guido e fratelli Romagnano. Era Castel Rainero un feudo rustico e indipendente, munito di torri e recinto. Anche qui avvennero sanguinosi scontri e combattimenti, nel 1163 e 1165; così pure nelle continue guerre successe prima del 1409 contro Osasio e Castel Rainero muniti di rocche.
Trovandosi poi Castel Rainero e Osasio assai decaduti per le continue guerre, furono riuniti alla giurisdizione di Pancalieri, dalla quale furono di bel nuovo separati appena poterono risorgere a migliori condizioni. Nella regione Podi, propriamente riconosciuta dalla storia col nome di Podio di Castel Rainero, detta ora altura dei Podi, oltre la bealera della Viassa, alcuni frantumi di antichi mattoni e vecchie armi e vari altri vetusti arnesi, come ancora ossa di cadaveri che di tempo in tempo si rinvennero, inducono a credere che in questo luogo fosse stanziata della truppa e siano venuti fatti d’armi negli anni 1165 1410 e 1486 in cui successero diversi combattimenti contro Pancalieri mossi dal Principe d’Acaia e dal Duca di Savoia.
Questo sito sul cammino fra Virle e Castel Rainero, rialzato e sano era infatti adatto al bivacco delle truppe, mentre dalla parte di Castel Rainero e Pancalieri le terre erano paludose e non adatte allo stanziamento di truppe. Castel Rainero venne preso dai Francesi sul finire del secolo XVII, dato alle fiamme e distrutto.

L’attuale castello … venne costruito all’inizio del secolo XVIII, da Antonio Turinetto di Priero […]. Verso la fine del secolo scorso si ricostruì il muro a notte della scuderia e cucina del castello”.[6] L’attuale costruzione, ampiamente restaurata, mantenendo intatta la propria denominazione, è divenuta struttura ricettiva.

[6] Comune di Pancalieri - Vivere Pancalieri - Cenni storici - Vicende Storiche, nonché Fornaca S., op. cit., p. 338.