Buriasco era uno dei territori che a partire dalla fine del XIII secolo si trovavano sotto il dominio del ramo collaterale dei Savoia-Acaja, che da subito disposero la fortificazione del sito per proteggere la vicina Pinerolo.
“La peculiare bipartizione del territorio di Buriasco si perde nella notte dei tempi. Il più antico documento attestante l'esistenza di questo luogo, datato 1028, racconta che la stirpe dei marchesi di Torino, antenata del casato Savoia, ne donava la metà ai canonici di Torino, trattenendo l'altra metà per se. Tutto facile fin qui, perché sembrerebbe questo il momento in cui si delinea un Buriasco Superiore (la parte storicamente rimasta ai Savoia), e un Buriasco Inferiore (quella ceduta ai canonici). [..] Questa suddivisione si riflette nella conformazione urbanistica del centro abitato, e infatti ciascuna delle due “ville” si sviluppava attorno ad una piazza (che ancora nel XIX secolo si chiamavano “piazza superiore” e “piazza inferiore”) e disponeva di ricetto proprio. Invece l'intero paese faceva capo ad un unico castello, che simboleggiava il potere signorile su Buriasco Inferiore, mentre Buriasco Superiore non ce l'aveva, visto che quest'ultimo era feudo di Pinerolo e come tale aveva il suo punto di riferimento nel castello dei Savoia posto sopra la collina di San Maurizio.”[1].
Il feudo castellano, grazie alle investiture costanti, divenne appannaggio della famiglia Mombello (o Montebello o Montbel), almeno sino al 1546, quando “le sorti dei due sotto-settori di Buriasco Inferiore si uniscono, poiché i Mombello cedono il castello e la loro parte di feudo a Pinerolo, che nel frattempo continua ad essere investito dell'altra parte di tale feudo dai Savoia […] A partire dal 1608 iniziano le trattative per la vendita del feudo, castello, territorio e giurisdizione di Buriasco Inferiore posseduto dal comune di Pinerolo che, per bisogno di denaro lo aliena nel 1615 a Maurizio Ferrero, già signore di Bibiana e Famolasco, il quale ne diventa conte erigendo il luogo a contea.”[2].
Il territorio di Buriasco Superiore, come Pinerolo, fu sotto il dominio di casa Savoia per secoli, salvo le interruzioni dovute alle dominazioni francesi tra il 1536 e il 1574 e tra il 1630 e il 1696. In quel periodo Buriasco Inferiore restò invece nel ducato sabaudo.
“Il ricetto di Buriasco Inferiore si individua nel quadrilatero ideale compreso tra via IV novembre, via Macello, via del Mulino, via dell’Ospedale Consolata ed il retro della chiesa parrocchiale. E’ ricordato dapprima in una investitura del 1345, poi ripetutamente nei documenti tra i secoli XV e XVII, e si hanno sue notizie fino al 1680. Secondo un documento del 1618 il ricetto era delimitato da muraglie nei lati est e ovest, e sotto la muraglia di levante vi era «un fosso osia peschera”. Il fosso di difesa lambiva dunque il perimetro del ricetto dai lati nord, est e sud, coincidendo in sostanza col beale che ancora si vede nei disegni seicenteschi tanto da essere definito talvolta “beale recepti”. Il lato sud del fossato era scavalcato da un ponte levatore di legno, attraverso il quale si entrava nel ricetto passando dalla porta detta “del Mulino”, così chiamata per esser posta di fianco al mulino della comunità. Entro il perimetro del ricetto c’erano case e orti, oltre un pascolo comune. Il ricetto apparteneva al Comune, che lo metteva a disposizione della popolazione e talvolta ne affittava la gestione. Alcune parti di esso però erano private, ad esempio nel 1617 il conte Ferrero acquistava una casa lì esistente. Finalmente, nel 1621 il Comune cedeva ogni suo diritto sulla superficie interna del ricetto, mentre manteneva la proprietà delle sponde esterne alle muraglie. In compenso il conte si impegnava alla manutenzione dell'intera superficie, e a rivenderne una parte per conservare l'uso pubblico del pascolo; inoltre avrebbe provveduto alla costruzione di un ponte in muratura che valicasse la peschiera, permettendo un agevole ingresso nella via che conduce alla piazza. Di tutta questa struttura nulla resta, se non la traccia del perimetro nell’impianto urbanistico.
Il ricetto di Buriasco Superiore si individua nel quadrilatero ideale compreso tra via Tegas, via XXV aprile, piazza Gonnet, il Lemina, e ancora via Tegas. Esso è ricordato la prima volta nel catasto del 1428, e poi nell’altro del 1545; se ne parla ancora fino al 1591, ma non oltre.
Il suo interno era fittamente ripartito fra privati, mentre mancano del tutto immobili attribuiti al Comune di Pinerolo. In tutti i casi quest’ultimo era titolare del fossato e della relativa muraglia perimetrale, e di una torre-porta.”[3] Attualmente il fosso e la relativa muraglia sono scomparsi, mentre la porta del ricetto esiste ancora, presso l’attuale Piazza Gonnet. La porta si presenta con arco a tutto sesto al piano terra, sormontato da apertura monofora; sui fianchi, l’arco insiste su strutture murarie in ciottoli, ora inglobate in edifici rurali recenti. “La porta è percepita erroneamente come il varco storico di confine fra Buriasco Inferiore e Superiore, mentre la linea di confine tra le due parti passa lungo l'asse della via “del forno”, oggi denominata via Don Bruera e Don Mensa”[4].
Il castello “fu edificato nel 1300 da Guglielmo di Montbel[5] e semidistrutto nel 1595”[6] dalle truppe del Lesdiguières che imperversavano nel pinerolese. Più volte rimaneggiato, a partire dal ‘600 la struttura ha una vocazione più prettamente residenziale rispetto a quella difensiva.
Una “relazione della visita al castello svolta nel 1610 descrive esaurientemente l'articolazione degli spazi di cui esso si componeva. Tra gli ambienti rilevati sono la cappella, la prigione della torre, il granaio sopra la sala verso mezzanotte, una sala e una stanza grande sopra la sala grande verso ponente e mezzanotte, la galleria, vari camerini, un “viretto” (ossia torre scalare cilindrica) presso la galleria, la sala bassa, la stalla, il pozzo nel cortile interno, il “crotone” (ossia grande cantina), la porta grande del castello. Nella visita non sono descritti il fossato (citato invece nel 1553 e 1616) e il muro di cinta o recinto (citato invece nel 1618), che delimitavano e contenevano, oltre il castello: il giardino quadrato (citato a partire dal 1566, a seguire nel 1621 e oltre) detto anche “verziere” (citato invece nel 1492), e il piazzale esterno trapezoidale. Il castello fu abitato dai signori fino alla fine del XVIII secolo.”[7].
L’originario impianto a cortina quadrilatera con torrette pensili angolari, riferibile a modelli e tecniche di metà Trecento, è solo in parte riconoscibile: due blocchi edilizi moderni si sono addossati internamente al fronte ovest (nella parte sud sono ancora riconoscibili fregi laterizi di coronamento e tracce di aperture di edifici tardomedievali, mentre la parte nord, più elevata, pare completamente ricostruita). Nella parte est non sono conservati gli edifici pertinenti le bifore aperte nelle cortine perimetrali. Cortina laterizia rettangolare con torri pensili angolari (solo una — fortemente restaurata — è leggibile, di altre due è conservato l’appoggio alle cortine), due corpi di fabbrica occupano solo la parte ovest della cortina: la presenza di ampie bifore con sedili anche nelle altre cortine porta a supporre la presenza di ulteriori edifici addossati alle cortine esterne, con corte centrale. Il recinto ha base a scarpa e fossato, ma vi si aprono ampie bifore con colonnina centrale in pietra, su fascia marcapiano laterizia, probabilmente pertinenti fasi costruttive diverse; il coronamento delle cortine presenta doppi fregi scalari ad assi sfalsati, su cui si imposta merlatura bifida libera.
L’ultima ristrutturazione risale al 1961, quando il castello, opportunamente risistemato, fu adibito a ristorante. Attualmente la struttura risulta in vendita.
[1] Cenni storici (buriasco.to.it), testi tratti da "Cronistoria di Buriasco", Comune di Buriasco, 2018.
[2] Ibidem
[3] Ibidem
[4] Ibidem
[5] In Rovere C., Viaggio in Piemonte di paese in paese, Vol. 1, L’artistica editrice, 2016, p. 243, si fa riferimento al fatto che Guglielmo di Montbel fosse scudiero del principe Filippo d’Acaja.
[6] Fornaca S., I castelli della provincia di Torino, Gribaudo, 2005, p. 309.
[7] Cenni storici (buriasco.to.it), testi tratti da "Cronistoria di Buriasco", Comune di Buriasco, 2018.