Chiunque giungesse a Garzigliana non potrebbe trascurare di far una visita ai resti dell’antico castello di Mombrone, posto nell’omonima località accanto all’omonimo santuario sulle rive del Pellice.
Difficile risalire alla data di edificazione del castello, anche se il Rivoire, nei Bulletin d’histoire vaudoise[1], precisa come Mombrone fosse feudo dei Signori di Luserna sin dai primi discendenti di Enrico di Lucerna (metà del 1200). Anzi, parafrasando le conclusioni del ricercatore, si può affermare che, a seguito di varie acquisizioni effettuate dai Luserna di possedimenti ai confini con l’astigiano, Caramagna e Sommariva, vennero effettuati scambi e compravendite volte a consolidare i possedimenti. Ciò comportò che, sul finire del 1200, la Signoria vantasse il dominio feudale di tutta la Val Luserna (odierna Val Pellice) sino a Macello, Mombrone, Campiglione, Fenile e Bibiana[2].
Addirittura ancora nel 1475 si rinviene un atto (12/01/1475) con cui si stabiliva una franchigia per il pedaggio dovuto a Mombrone, segno che sino ad allora i territorio tra il Colle della Croce di Bobbio Pellice e Mombrone, Macello e Campiglione fossero considerati uno stato semi-autonomo con un vero e proprio confine doganale.
In realtà la complessità della gestione dei diritti feudali impedisce di considerare il possesso del castello come una vera e propria proprietà. Quanto detto può evincersi in modo eloquente dalla sommaria descrizione che il Garola, nel 1832, fa di Mombrone, “Monsbronis nell’antiche carte apparteneva ai Roggeri, poi «ad un tempo a Merlenghi, Martelli, ed Osberti di Pinerolo, retrofeudatari dei conti di Lucerna» così dice monsignor Della Chiesa: «Sulla sinistra della riva del Pelice vedesi l’antico castello di Mombrone sovra d’un picciol promontorio o sasso inciso edificato, ed ora dalle guerre e dal fiume rovinato». Aveva Mombrone anticamente il borgo o terra murata attigua al castello con ampio giardino. La sua antica parrocchia di Sant’Anna, or romitorio, giacendo su d’un’erta, o roccia si conserva integra, e vi si celebra la festa con gran concorso di genti delle ville e casali limitrofi. Le verdure dei boschi e dei bronchi loro offrendo una grata ombra per solazzarsi e gozzovigliar con gusto. E Mombrone retrofeudo de Signori Conti di Luserna, che nel 1330 con Filippo principe di d’Achaja in parte di quel di Vinovo cangiarono. Al dir di monsignor della Chiesa ora detto feudo spetta anche ai Porporati di San Peyre, ai Rorenghi e Manfredi d’Angrogna.”[3].
Tra tutti i vari occupanti del castello, una figura degna di nota per Mombrone fu Amedeo, consignore di Luserna, che nel 1416 ottenne da tutti i membri dei vari rami della famiglia Luserna i tre quarti del feudo di Mombrone, rimasto vacante dopo la morte di Giovanni de Cresii (forse de Crecy) e di Ugoneto di Luserna Mombrone, morto senza lasciare eredi salvo il figlio sordomuto Luigi. Tale investitura, che determinò l’aggiunta di Mombrone al nome di Amedeo, fu approvata da Ludovico d’Acaja che impose ad Amedeo di prendersi cura di Luigi. Con la fine degli Acaja e il ritorno sotto i Savoia, Amedeo di Luserna Mombrone, probabilmente per le sue ottime doti amministrative, divenne consigliere di stato a nome del duca, governatore di Ivrea, di Chieri, di Cuneo e di altre città.
Pochi decenni dopo, una tappa fondamentale per la comunità di Garzigliana e di Mombrone, furono gli affrancamenti del 1491, con cui si sottrassero ad alcune prerogative feudali dei signori ottenendo diritti fino ad allora loro preclusi[4].
Quanto a come fosse fatto il castello, non risultano pervenute descrizioni compiute. L’unico accenno in proposito viene fatto dal Pittavino nella sua Storia di Pinerolo e del Pinerolese quando si dice, in modo un po’ romanzato che “Il Pellice fluiva allora a mezzodì di Campiglione, lambendo le pendici della Rocca di Cavour. I monaci benedettini deviarono l’acqua per irrigare i prati e i giardini del castello di Mombrone che si trovava in posizione dominante ed isolata nella pianura. Ai quattro angoli di questo castello di ergevano delle torri di protezione, e nell’interno si trovavano grandi sale dorate ed affrescate, con enormi camini, su cui veniva preparata la selvaggina nelle frequenti riunioni di caccia indette dai feudatari ed a cui intervenivano i Principi di Acaja ed i duchi di Savoia. Durante una piena però il Pellice ruppe gli argini e si gettò nei canali ed invase quell’area fertile, che divenne incolta. In seguito a questo, Mombrone perse importanza e venne abbandonato dai suoi abitanti, che costruirono il borgo di Garzigliana. Il castello di Mombrone fu diroccato da ultimo dai principi di Acaja.”[5].
In realtà v’è da rilevare che, così come per la costruzione, anche per la distruzione del castello non si sa molto. Proprio per la menzione di Amedeo di Mombrone pare difficile che a diroccarlo fossero stati gli Acaja come detto dal Pittavino. D’altra parte appare certo che già nel corso dell’occupazione di Bricherasio (fine del XVI secolo) da parte del Lesdiguieres, quest’ultimo ripristinò parte della costruzione in rovina. Inoltre, in “Corona reale di Savoia o sia relatione delle provincie e titoli ad essa appartenenti” di Francesco Agostino Dalla Chiesa, si fa riferimento alle rovine del castello già nel 1655, quando si tratta della fondazione del convento di Mombrone nel 1620 da parte di Marco Aurelio Rorengo Priore di Luserna.
La cosa più probabile è che la distruzione del castello – ove non avvenuta per piene del fiume Pellice o piccoli scontri locali – sia avvenuta nel 1549 nell’ambito del programma di demolizioni delle fortezze della Val Pellice perpetrato da Giovanni Caracciolo, principe di Melfi e duca di Ascoli, governatore del Piemonte e luogotenente generale del Re di Francia. Ciò benché lo stesso ordine parli espressamente soltanto della distruzione del Castello di Bobbio, di quello di La Torre, del castello di Luserna e dei resti del castello di Bricherasio.
Da qui in poi, il castello di Mombrone, che come detto sarà temporaneamente e parzialmente ripristinato dai francesi di Lesdiguieres, cadrà in un lento oblio, interrotto soltanto dalle esercitazioni di fine ‘800 degli allievi della scuola di cavalleria di Pinerolo. La fortificazione, però, silenziosa testimone dello scorrere dei secoli, ancora oggi rimane imponente e mirabile protagonista di fatti e vicende che costituiscono la storia di Garzigliana e delle nostre terre.
Un episodio degno di nota che vide Mombrone protagonista di uno scontro, fu una piccola battaglia sviluppatasi nel contesto dell’occupazione di Bricherasio da parte delle truppe francesi del Lesdiguieres e dei tentativi del Duca di Savoia, Carlo Emanuele I di liberarla, cosa che avverrà con l’assedio del 1594.
Accadde che nel 1593, con Lesdiguiéres impegnato ad assediare Cavour, il duca sabaudo volle tentare una sortita per espugnare Bricherasio, occupata stabilmente dai francesi. Il tentativo fallì a causa delle solide opere di difesa approntate dai transalpini e i sabaudi furono costretti a ripiegare verso Vigone. Senonché i francesi impegnati a Cavour, uditi i suoni dello scontro, si spostarono rapidamente con lo stesso Lesdiguieres al comando. Questi ultimi prepararono un’imboscata nei pressi di Mombrone, allo scopo di sorprendere i piemontesi. Le truppe sabaude in realtà erano già passate oltre e i francesi si scontrarono con le retroguardie savoiarde facendo, però, prigioniero il generale Valerio di Saluzzo della Manta.
Molto bella è la ricostruzione del Garola a cui vi lasciamo: “Non era ancor del tutto fortificato Bricherasio, che Carlo Emanuel I Duca di Savoia nel 1593 pensò di fare una sorpresa su di quella piazza con scelta di truppe e buon numero di scale fatte da lui far a posta per una tal impresa. Aveva da Vigone, ove campeggiava sua armata, appostate sue genti nelle selve di Mombrone aspettando che il buio di notte oscura agevolasse il suo intento. Sopragiunta poi la notte, i piemontesi presentaron due scale ai bastioni della villa, e la sorpresero. Ma trovandosi i baloardi del castello più erti di quei della villa, per mancanza di scale più alte, che per obblio eran restate dietro, i piemontesi non poterono giunger allo scopo bramato di montarvi in cima. La guarnigione ad un tal rumore destasi dal profondo sonno, in cui giaceva levò l’allarme, e corse alla difesa ributtando bravamente giù i piemontesi nel fosso, uccidendone circa ottanta, il resto, visto di poter far niente, rinunziando al tentativo si ridusse indietro con buon ordine. Fra tanto Lesdiguiéres, che allor trovavasi in persona all’assedio del castello di Cavor, udendo la focilata verso Bricherasio, con parte di sua gente si portò a cavallo e a piedi nei boschi di Mombrone, aspettando nella sua imboscata la gente del duca nel ritorno, giaché più non udieva a tirar schiopettate. Passò la gente del duca, la retroguardia sfilava appresso, quando con suoi dragoni Lesdiguiéres caricò i piemontesi caracollando, e fece il general cavaliere della Manta prigionier di guerra. Volò il Duca in Garsigliana sulla riva di Chiamogna, difesa dal ruscello del molino e da certe siepi degli orti, dietro quai schieratisi in soccorso le venute truppe del duca Lesdiguiéres, visto di non poter far più niente contro i piemontesi, volse le groppe de cavalli verso Cavor, e si tornò all’assedio di quello, lasciando, che passassero liberamente i savoiardi al suo destino del campo di Vigone, ove con quelli si fermò sua Altezza.”[6].
[1] RIVOIRE P., Storia dei Signori di Luserna, p. I, in “Bulletin de la Société d'Histoire Vaudoise” n. 11 , p. 11.
[2] Ibidem, p. 21.
[3] GAROLA D. L., Documenti Istorici di Luserna e dei luoghi di sua valle compilati da Domenico Lorenzo Garola, 1832), p. 195.
[4] RIVOIRE P., Storia dei Signori di Luserna, p. I, in “Bulletin de la Société d'Histoire Vaudoise” n. 13, p. 47.
[5] PITTAVINO A., Storia di Pinerolo e del Pinerolese, Bramante ed., pp. 47-48.
[6] GAROLA D. L., op. cit., p. 148.