L’origine del castello di Moretta viene fatta risalire al XIII Secolo, quando i Pazella o Pasella di Saluzzo avviarono la costruzione dell’opera difensiva. Questi acquisirono il feudo dai marchesi di Busca e furono formalmente investiti altresì dal Vescovo di Torino. Nel 1362 Giacomo d’Acaja infeudò il castello ad Agassino Solaro, a suo figlio Giovanni e ai nipoti Bonifacio e Stefano, detto il Borgognone. Da quel momento la famiglia dei Solaro legò indissolubilmente il proprio nome a Moretta, che divenne un presidio di confine degli Acaja-Savoia nel limitare la politica espansionistica dei Marchesi di Saluzzo.
Il luogo, infatti, era più che mai soggetto a scorrerie e passaggio di milizie. Si ricordano, in particolare, i danneggiamenti arrecati dai mercenari di Facino Cane nel 1369 e quelli del Catinat alcuni secoli dopo. Moretta subì vari cambi di fronte, sino a divenire stabilmente sabauda dopo la pace di Cateau-Cambresis del 1559.
Il maniero originale venne rimaneggiato nel corso del Settecento al fine di renderlo una dimora nobiliare, ma nel corso dell’Ottocento, frequentato sempre meno dai proprietari, divenne sede di alcune celle di reclusione, nonché “all’ultimo piano, dei laboratori per l’allevamento dei ‘bigat’, i bachi da seta.”[1]. Il castello oggi campeggia nel centro di Moretta con l’imponente mole della struttura circondata da un giardino pubblico ed è proprietà privata non aperta alle visite. Una leggenda narra che “Lo spettro di un cavaliere è stato più volte avvistato sia all’interno che nei pressi di questo gioiello architettonico. La leggenda racconta che si tratterebbe di un vecchio amico del Duca D’alba, che morì murato vivo, all’interno del castello.”[2].
[1] Rovere C., Viaggio in Piemonte di paese in paese, Vol. 1, L’artistica editrice, 2016, p. 290.
[2] MORETTA – Castello – Via delle Risorgive