“Avea Luserna muraglie (le ville e città di Lombardia ed Italia furon fasciate di mura e fosse, dopo l’invasione dei Teutoni od Ongari nel anno 899), e un antichissimo castello sull’adiacente monte, or rovinati dopo l’antiche guerre di Piemonte tra Carlo V imperatore, e Francesco I re di Francia nel 1549 [...]. La villa avea 4 porte. La prima di Bibiana, la seconda del Pontetto verso il Pelice, la terza di Francia sul canapale, la quarta di San Marco verso Rorata. *...+ nel 1663 d’ordine del duca di Savoia fatta di nuovo cinger di nuove mura con varie torri, fattovi ristorar il castello sul monte Ombroso opposto alla villa, dinomandolo il forte di San Michele, od il torrazzo di San Michele, or parimenti tutto è atterrato per egual fortuna e vicende delle susseguenti guerre.”
Così il Garola, nel descrivere Luserna, ci riassume origini e vicende delle fortificazioni e del castello di Luserna secondo quelle che sono le sue conoscenze. Peraltro, nel prosieguo dei propri scritti storici, l’autore si spinge oltre, ipotizzando addirittura un’origine romana delle fortificazioni lusernesi e sostenendo che “Luserna aveva già sin al tempo della venuta dei Teutoni in Piemonte ... muraglie di cinta, e sul monte il castello, anche ben prima, e fin da romani tempi, probabilmente, come nota Ammiano Marcellino, che a fronte dei popoli Galli usarono gli antichi romani di fortificar tutti gli aditi de monti, e delle valli, che davano il passo a Galli nemici, per loro fermar il passo, e fargli pronta difesa, e tal sistema nacque nel secondo secol dopo la venuta di Cristo, e già v’eran più castelli nella catena dell’Alpi al tempo d’Annibale, come narrano Tito Livio e Polibio.”
In realtà, nonostante le suggestive congetture circa l’origine alto medievale o addirittura romana delle mura e del castello, la prima menzione del castrum di Luserna risale al 28 marzo 1096, quando Maria, figlia del fu Ugone “et uxor Gosuini qui Merulus dicitur”, già di legge alamanna, ma ora di legge salica come il marito, dona un manso in Roletto al monastero di Santa Maria di Pinerolo. Tale atto risulta, infatti, rogato “in castro quod Lucerna vocatur” e tale Gosvino detto Merlo, che del castello risulterebbe essere proprietario o possessore, parrebbe essere il progenitore dei signori di Luserna.
Dunque, la prima menzione della casata dei Luserna coincide con la prima notizia circa l’esistenza di un castello, rappresentando, una volta di più, quanto le due cose fossero strettamente correlate. Si deve precisare come sin dall’XI secolo si ha notizia del fatto che Luserna fosse cinta da mura, intervallate e rafforzate da alcuni torrioni, mentre all’interno si rinvenivano il palazzo dei conti, la cappella di San Michele e gli edifici militari.
Come detto, peraltro, colui che meglio ci descrive il castrum di Lucerna è il Garola, che nel 1832 redige i suoi studi sui documenti storici di Luserna e della sua Valle e rappresenta come, già nel 1832, il vecchio castello giacesse rovinato sul monte sopra Luserna: “Era esso castello la sede degli antichi conti di Luserna e sua Valle, era egli una mole rappresentante un corpo di fabbrica quadrata con dongione detto poi il Torrazzo di San Michele da sua capella di tal nome. Alcune torri laterali, ed altra ben eminente risguardava Luserna, alcun’altra laterale, parapetti di cortina tutt’all’intorno con suoi merli chiudevano il passo a chi avesse voluto forzarlo per introdurvisi massime a ponente, ove la rocca è tagliata e forma il fosso. Su quella vetta, che sta imposta alla villa eravi un terrapieno tutto al lungo con specula fortificata a guisa di bastione. Un torrion ben alto a Luserna imposto formava il dongione, come si vede sull’antico muro d’Ellena Caciayna verso l’Annunziata, ov’è desso castello antico designato. Esso castello, che ultimamente dicevasi non il castello di Luserna, ma il Forte o Torrazzo di San Michele chiudeva nella sua importante posizione il passo a chi avesse tentato d’impossessarsene. I suoi primordi il manifestano opera degli antichi romani, e tanto più la mole informe con la torre, detta il Torrazzo di San Michele. Francesco I se n’impossessò con gli altri castelli della Valle, ed il tenne sino al 1549, che, come si disse dal prencipe di Melfi, governator generale del Piemonte, fu fatto con gli altri della Valle demolire. Del 1663 fu ristorato dal duca di Savoia e detto il Forte, o Torrazzo di San Michele. Nel 1690 il francese generale Feuquiéres il prese e vi praticò alcuni trincieramenti, il signor de Loches con alcuni rifugiti, e con le milizie del marchese di Parella discacciarono da quello e da Luserna i francesi numerosi tra cavalli e fanti più di quattromila. Rivenne Feuquiéres nel 1690 da Pinerolo notte tempo a Luserna, fece passar a fil di spada in Luserna il battaglion di Loches, ed un’altra fiata diede il paese alle fiamme, abbattendone le mura, e fortificazioni, e poi si ritirò per la Valle a Pinerolo con perdita de suoi più di mille tra cavalli e fanti e massimamente in Bricherasio, ove il marchese di Parella con più di seimila milizie e banditi del Mondovì e Ceva gli diede sulla lor ritirata alla coda, uccidendovi più di mille d’essi tra cavalli e fanti e sgombrò la Valle d’essi, che ritiraronsi a Pinerolo. Ciò nel 1690.”
In realtà, urge quantomeno una precisazione. In seguito alla distruzione del 1549, ordinata dal Caracciolo (che riguardò anche i castelli di Bobbio Pellice, Torre Pellice e Bricherasio), le mura erano, evidentemente, almeno in parte rimaste o, quantomeno, furono ripristinate. Infatti, prima ancora del 1663 dei quali eventi fa menzione il Garola, i francesi del Lesdiguières conquistarono Luserna e riedificarono i resti del castello e delle antiche fortificazioni, che vennero riconquistate da Carlo Emanuele di Savoia per mano del conte Carlo Manfredi di Luserna. Quest’ultimo fece poi ulteriormente riedificare e fortificare la struttura difensiva, proprio come specificato dal Garola, nel 1663, con il supporto del governatore De Brichanteu, dando vita al Forte di San Michele “o Torrazzo di San Michele dalla capella di quello esistente più in basso in fondo a detto forte.”
Peraltro, già prima di essere ripristinato e ribattezzato Forte di San Michele (da qui, l’omonima via ancora oggi esistente salendo verso il borgo di Luserna), è verosimile che l’antico castello e la cinta muraria fossero, in realtà, stati progressivamente muniti di una serie ulteriore di fortificazioni, tali da renderli un complesso fortificato e non più un mero castello.
Certo è che il Forte di San Michele fu una sorta di piccola cittadella fortificata, tanto da constar di almeno nove torri (ciò pare desumersi dalle rendicontazioni riportate dal Garola e tratte dall’Archivio Comunale di Luserna), una consistente cinta muraria e tale da poter ospitare una truppa di 4.000 uomini mandati nel 1664 dal Duca di Savoia per contenere le scorrerie dei ribelli valdesi.
Gli eventi del 1690 sono, poi, noti: i francesi presero la Val Pellice ad inizio luglio ma furono presto ricacciati, quindi, rinforzatisi e guidati dal Catinat, in seguito alla battaglia di Staffarda del 18 agosto 1690, saccheggiarono Barge, Bibiana e Luserna. In seguito, poi, i francesi tornarono due volte, prima a novembre e poi a cavallo tra il dicembre 1690 ed il 1691, ed il Garola ci spiega come: “Alessandro Saluzzo conte di Monesilio nel suo ‘Piemonte militare’ tom 5 pagina 26 -dice ‘Anno 1690 2 novembre i Francesi arsero Luserna e Bibiana, accamparono a Miradolo, quindi sen girono ad comando di Pinerolo, e ne partì la notte dei sedici dicembre, andò dritto a Luserna, le di cui muraglie eran state atterrate, un battaglione del reggimento di Loches, che non credevasi d’esser attaccato in una stagione si rigorosa, negligentava le misure necessarie alla sua sicurezza. Il signor di Feuquiéres lo sorprese dal sito, di dove non pensavansi già d’esser attaccati, e non fu fatto ad alcun quartiere’”. Tale ultima azione, in particolare, fu perpetrata “in maniera così grave che per un anno e mezzo il borgo rimase disabitato: era stato quasi tutto distrutto ed i suoi difensori, dei rifugiati protestanti, erano stati tutti passati a fil di spada.”
Con tali eventi, la cinta muraria e le fortificazioni vennero rase al suolo e purtroppo, alcuna fonte ci resta per descrivere ciò che fu il castello di Lucerna o ciò che fu il Forte.
Tuttavia, oggi del castello di Luserna rimangono pregevoli mura che ancora ben definiscono la forma perlomeno di quello che fu il bastione più elevato, sulla cima della collina che domina il borgo di Luserna. Ivi si giunge per il tramite di via al Castello, che si inerpica sino alla vetta, la quale, purtroppo, è in proprietà privata (essendo sul terreno ove sorgeva il castello addirittura stata edificata una costruzione, probabilmente negli anni ‘60). D’altra parte, sono perfettamente distinguibili gli spalti che davano su Luserna, così come si distinguono perfettamente le pietre disposte “a lisca di pesce”, tipiche delle costruzioni medievali. Peculiarità, inoltre, che salta all’occhio visitando il sito, è l’ampio taglio nella collina che fu fatto allo scopo di separare il castello dalla restante collina, creando una sorta di fossato, ancora oggi perfettamente distinguibile.