A Bricherasio, tra l’XI ed il XII secolo, potevano rinvenirsi vari castelli. È da sottolinearsi come il borgo originario di Bricherasio fosse localizzato più a monte rispetto all’attuale abitato, nei pressi dell’odierna frazione San Michele. Solo all’inizio del ‘300 Filippo di Savoia-Acaja fonderà una “villanuova” attorno alla collina ancora oggi detta “del Castello”, che diventerà la futura Bricherasio.
Oltre al Castelnuovo, v’erano, sulla collina a nord di San Michele, a dominare sul vallone del Chiamogna, il cosiddetto “Castellaccio” ed il Castello di Santa Caterina, ciascuno appartenente alle nobili famiglie bricherasiesi.
A poco meno di un chilometro ad ovest di San Michele, sull’omonima collina, sorgeva, invece, il Castelvecchio, probabilmente il più antico dei manieri di cui s’è detto e risalente verosimilmente all’XI secolo. La struttura era posta in posizione strategica, sulla cima della collinetta posta esattamente alla confluenza tra il Chiamogna ed il Rio Tiramale, sulle prime pendici della Val d’Angrogna ed ancora oggi permangono resti di alcune arie.
Ciò è confermato, altresì, dagli autori Bolla e Pellice, che specificano che ”ancora oggi è possibile scorgere, sulla cima della collina di Castelvecchio, tutta una serie di muri e muretti che vengono a recingere completamente la sommità ellittica dell’altura. quest’area era poi divisa in due corti poste su livelli differenti, nel cui punto di giunzione si trovava il castello vero e proprio, difeso nei pressi delle mura da una torre quadrata a guardia della valle; nella corte inferiore, posta ad est, dove confluiva la strada di accesso, sono ancora visibili i resti di una piccola costruzione su due piani, formata di una sola stanza, davanti alla quale era scavata una cisterna per l’acqua piovana dal diametro di un metro e mezzo e profonda 11; nella corte superiore, più piccola, altre due piccole stanze si collegavano direttamente all’edificio citato.”
I toponimi Castelvecchio e Castellazzo risultano ancora citato nella “Carta Topografica degli Stati in Terraferma di S.M. il Re di Sardegna”, redatta tra il 1852 e il 1867 (vedi immagine sottostante).

Il terreno su cui si trovano i resti sono siti in proprietà privata e la memoria del Castelvecchio è perpetrata dall’Associazione storico-culturale Reggimento La Reine G.B. Cacherano di Bricherasio.