Pinerolo visse un’autentica epoca d’oro allorquando divenne “Città della Cavalleria” e si ritrovò ad essere un’autentica capitale mondiale del settore. Ciò ebbe luogo in seguito al trasferimento nella città pedemontana del Reggimento Nizza Cavalleria, fondato alla fine del Seicento e precedentemente stanziato alla Venaria Reale, e della Scuola Militare di Equitazione, nel 1848. Ciò determinò il recupero di alcune caserme già esistenti, ma soprattutto l’edificazione di nuove ulteriori caserme, che furono poi ulteriormente ampliate con lo stanziamento a Pinerolo anche del III Reggimento Alpini, avvenuto nel 1935.
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Caserma "Principe Amedeo", poi "Dardano Fenulli"
La caserma, intitolata alla medaglia d’oro Dardano Fenulli[1], è sede del prestigioso Museo della Cavalleria di Pinerolo. In precedenza, dal 1849 e sino al secondo dopoguerra, essa fu sede del Comando della Scuola di Applicazione di Cavalleria. Inseguito si costituì “il 20 giugno 1958 l’“Associazione Ente Museo Nazionale dell’Arma di Cavalleria” che successivamente, in data 11 giugno 1960, assunse la denominazione di Società Amici del Museo Nazionale della Cavalleria Italiana.”. Questa, grazie alla disponibilità della municipalità Pinerolese, installò la poderosa collezione museale presso la caserma.
“Il Museo viene inaugurato ed aperto al pubblico il 13 ottobre 1968 con i suoi 5.500 mq. di aree espositive coperte, divisa in tre piani con totale di 42 sale e 240 vetrine.
Il Museo si è man mano arricchito di materiale storico assegnato dal Ministero della Difesa e, in particolare, dal contributo determinante di Enti pubblici e privati. Attualmente i donatori ammontano a più di 900 unità circa che lo rende, in Europa, uno tra i più ricchi musei d’Arma.”[2].
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Comprensorio e galoppatoio militare di Baudenasca
Si tratta di una vasta area logistica e addestrativa dell'Esercito Italiano situata nella frazione rurale di Baudenasca, pochi chilometri a est del centro di Pinerolo, lungo le sponde del torrente Chisone. Creato originariamente nel 1894, il sito si estende su una superficie pianeggiante di circa 500.000 metri quadrati e vanta una lunga storia quale centro di addestramento per i reparti della Scuola di Cavalleria. Per oltre un secolo, l'area ha ospitato i cavalli e i militari del Reggimento "Nizza Cavalleria". Dal 2013, la gestione del comprensorio è passata sotto il controllo diretto del 3º Reggimento Alpini (Brigata Taurinense) e a rimane una zona militare attiva, interdetta al pubblico e protetta da recinzioni. Viene utilizzata come poligono, area addestrativa tattica e come deposito logistico per lo stoccaggio e l'alienazione di materiali e mezzi dell'esercito[3].
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Caserma "Bochard di San Vitale"
La caserma fu edificata nel 1908, intitolata a Enrico Massimiliano Bochard di San Vitale[4], quale sede del corpo della Cavalleria; inseguito divenne caserma dei carristi, con conseguente cambiamento funzionale degli immobili.
“I quattro corpi di fabbrica, ora in disuso, sono disposti ciascuno lungo i lati del perimetro della proprietà demaniale. Il corpo principale, noto come Palazzina Comando (edificio “A”), a tre piani fuori terra, oltre sottotetto e torrino assiale al fabbricato, era destinato ad uffici di comando ed alloggiamenti dei militari, mentre i tre bassi fabbricati (edifici “B”, “C” e “D”) erano in origine scuderie per i cavalli. È di rilievo, inoltre, la presenza di un vasto cortile interno delimitato dalle quinte murarie dei fabbricati. Nell’ambito di tale spazio, data la specifica funzione militare (caserma dei carristi), era presente un punto di distribuzione del carburante.
La tipologia edilizia dei fabbricati esemplifica i canoni dell’architettura militare ottocentesca. La Palazzina Comando presenta un androne passante al piano terreno, scalone laterale e corridoio assiale a ogni piano; l’altezza di interpiano è di circa 5,5 metri. Il prospetto dell’edificio principale è ritmato da aperture arcuate affiancate a coppie a simulare finestre bifore, inquadrate da cornici decorative in stucco. Al piano nobile (fronte su strada), in corrispondenza del corpo centrale, le cornici disegnano grandi archi doppi, con un interposto medaglione tondeggiante. Il taglio delle aperture ed il gioco delle cornici conferiscono alle semplici facciate dell’edificio un garbo neorinascimentale che distingue questo fabbricato dagli altri corpi che costituiscono il complesso, caratterizzati da linee e caratteristiche più semplici.
La palazzina di comando ha struttura portante in mattoni e struttura del tetto in legno con manto di copertura in coppi. I serramenti sia interni che esterni sono in legno. I fabbricati adibiti a depositi hanno struttura portante in cemento armato con struttura del tetto in legno e manto di copertura in coppi. Il complesso ha quattro accessi carrai differenti di cui due da viale Cavalieri d’Italia e due da Viale della Rimembranza. L’accesso pedonale è unico ed è da viale Cavalieri d’Italia.[5]”
Da tempo giace abbandonata, nonostante vari progetti dell’amministrazione comunale di renderlo un polo culturale sede di associazioni locali e biblioteche.
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Cavallerizza “Caprilli” e campo ostacoli “Tancredi di Savoiroux”
Intorno alla Caserma Bochard di San Vitale si incentrava il polo equestre militare, con le strutture di lavoro ed addestramento posizionate nelle aree adiacenti, come la Cavallerizza Caprilli e, verso est, il grande campo ostacoli all’aperto “Tancredi di Savoiroux", che si estendeva sull’intero isolato dove, a partire dagli anni '30 fu edificata l’attuale Caserma Litta Modignani.
La cavallerizza Caprilli venne edificata nel 1909 su progetto del Ten. Col. Zunin e realizzata dal costruttore Beniamino Quadri della Società Nazionale Officine Savigliano, in memoria dell'ufficiale di cavalleria Federico Caprilli, inventore della moderna equitazione sportiva. Con le sue imponenti dimensioni del campo di 80 mt. x 34 mt. ed una maglia di 9 travi reticolari metalliche dalla luce di 37 mt. ciascuna, divenne il più grande maneggio coperto d’Europa, con una superficie di oltre 3.000 mq.
La copertura è costituita da una struttura metallica che si ancora alle possenti murature perimetrali, unendo le esigenze tecniche e funzionali alla qualità estetica. Essa, nella parte centrale, presenta due ampi lucernari che si sviluppano per tutta la lunghezza. L’ampio spazio del galoppatoio coperto è caratterizzato da grandi vetrate con sviluppo verticale sino alla copertura e, nella zona bassa, da una zoccolatura interna a ginocchiello rivestita in listelli in legno per attutire le cadute dei cavalieri. Il campo di lavoro è costituito da un fondo sabbioso con tessuto-non-tessuto, piano e privo di buche, in grado di garantire compattezza, elasticità e drenaggio del terreno.
Con sviluppo principale su di un unico piano fuori terra, presenta nella zona d’ingresso sul fronte Est un avancorpo in muratura a due piani, destinato a spazi di rappresentanza e di servizio, quali l’atrio, depositi, foresteria e servizi igienici al piano terra ed uffici con centrale sala di rappresentanza al primo piano ove sono presenti le grandi finestrature per la visione dall’alto del campo di addestramento. Le curve dell'arco di copertura risultano ancorate, su ogni spigolo, ad imponenti teste equine in lito-cemento.
Dopo la soppressione del Centro Ippico Militare, la Cavallerizza Caprilli è stata trasferita dal Demanio al Comune nel 2018, ed è attualmente utilizzata per mostre ed eventi.
Per quanto riguarda invece l'ex campo ostacoli “Tancredi di Savoiroux”, negli ultimi anni, in seguito alla dismissione delle attività militari e all'addio del Reggimento Nizza Cavalleria, l'area è al centro di una trasformazione urbana: il Comune di Pinerolo e l'Agenzia del Demanio hanno infatti avviato progetti per convertire l'ex area militare in un grande parco pubblico.
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Caserma "Litta Modignani/Willy Pasquali"
La caserma del “Nizza Cavalleria” fu edificata in fasi successive, con un impianto iniziale realizzato negli anni 1930 – 1940 e successivi ampliamenti fino agli anni ’80 del XX secolo, auspice il Gen. Guidi, comandante della Scuola di Cavalleria, con lo scopo di ospitare allievi ufficiali di completamento, allievi ufficiali veterinari, allievi sottoufficiali della Scuola[6]. L’intitolazione iniziale fu “Conte di Torino”, quella attuale è alla “Med. Oro Magg. Alberto Litta Modignani – quota 213,5 Isbuscherrskij (fronte russo) 24 agosto 1942”[7].
Ad oggi la caserma non ospita più il Nizza Cavalleria, trasferito a Bellinzago nel 2012 soprattutto a causa della sostituzione dei cavalli con gli automezzi corazzati, necessitanti di spazi diversi dal contesto urbano. Adiacente alla Litta Modignani, sul retro, in direzione dell’area industriale ex Beloit, si stagliano i casermaggi del complesso Villy Pasquali[8], anch’essi ormai abbandonati, che ospitavano i medesimi reparti della precedente.
Nel novembre 2017 è stato trasferito all’interno di una parte dell’edificio della caserma il Comando Compagnia e la Stazione dei Carabinieri di Pinerolo. Il resto della struttura è attualmente al centro di un piano di recupero da circa 19 milioni di euro promosso dall'Agenzia del Demanio, per trasformarla nella nuova sede unica dell'Agenzia delle Entrate e del polo archivistico.
La principale delle caserme pinerolesi ancora attive, consta di un vasto complesso che ospita al suo interno il III Reggimento Alpini. La struttura fu edificata a inizio Novecento per rispondere alle crescenti esigenze logistiche delle truppe da montagna. Inizialmente venne intitolata a Ceccardo Roccatagliata Cecchi, un sottotenente degli alpini decorato al valor militare. Negli anni '30 la caserma cambiò nome per onorare la memoria del Maggiore Vito Berardi, valoroso ufficiale e primo comandante del 151º Reggimento Fanteria della Brigata "Sassari" durante la Prima Guerra Mondiale, insignito della Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria. La caserma divenne il cuore pulsante delle Penne Nere pinerolesi il 1º ottobre 1935, quando il comando del 3º Reggimento Alpini vi si trasferì ufficialmente lasciando la precedente sede di Torino. Dopo lo scioglimento seguito all'8 settembre 1943, la caserma tornò operativa nel dopoguerra. Ha ospitato per decenni migliaia di coscritti durante l'epoca della leva obbligatoria ed è oggi una struttura interamente composta da professionisti, sede anche del celebre Battaglione Alpini "Susa". Una porzione del comprensorio della caserma è storicamente utilizzata per ospitare il distaccamento locale dei Vigili del Fuoco.
La Caserma Berardi si sviluppa come una vera e propria cittadella autonoma nella frazione verso Abbadia Alpina. Si sviluppa introno al Grande Piazzale d'Onore, centro nevralgico della caserma, utilizzato per le cerimonie ufficiali, i cambi di comando e i giuramenti. Sul retro si trova il Giardino della Memoria, un luogo solenne dedicato al ricordo e alla preghiera per i commilitoni caduti in servizio e nelle missioni internazionali. Vi sono poi le Palazzine Comando e Alloggi, edifici in muratura in stile militare del primo Novecento, caratterizzati dalle tipiche finestre ad arco e ampi cameroni storici, oggi parzialmente rimodernati per ospitare il personale in servizio permanente, e ampi hangar e officine per la manutenzione e il ricovero dei moderni mezzi tattici e blindati in dotazione alle truppe alpine (come i cingolati BV-206 o i veicoli Lince).
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Caserma G.a.F. "Ferruccio Ferrari"
Adiacente alla più nota Caserma Berardi, la Caserma “Ferruccio Ferrari” fu la sede degli uomini della Guardia alla Frontiera (G.a.F.) tra il 1934 e il 1943. Ivi aveva sede il VI Settore di Copertura, raggruppante a sua volta i sottosettori VI/a (Caserme Ribet a Torre Pellice, Granero a Bobbio Pellice) e VI/b (Caserma Matthieu a Perrero)[9].
Oggi l’edificio, sui cui è ancora visibile la scritta dell’intitolazione a Ferruccio Ferrari[10], è totalmente accorpato e integrato all'interno del comprensorio della Caserma "Berardi".
Situata in frazione Abbadia Alpina, fu realizzata negli anni '40 del XX sec. ed è storicamente legata alle truppe alpine, essendo inserita tra i possedimenti logistici della Brigata Alpina "Taurinense". La struttura, dedicata alla memoria di Roberto Botta, figura di rilievo legata alla tradizione delle Penne Nere, durante gli anni del servizio di leva obbligatorio fungeva principalmente da centro addestramento reclute (CAR), magazzino logistico e centro logistico secondario per i militari destinati poi ai vari reggimenti alpini del Piemonte.
Dopo la dismissione, la caserma è stata lasciata nel più totale abbandono e degrado. Recentemente, una parte della struttura è stata riutilizzata nell’ambito del nuovo centro di equitazione, che è stato costruito in adiacenza alla stessa.
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Baraccamenti militari invernali e depositi militari di Miradolo
Si tratta di due ex complessi logistico-militari risalenti agli anni ’40 del Novecento, situati quasi al confine con il comune di San Secondo di Pinerolo, nei pressi dell’odierno Hotel Barrage e della piscina Atlantis. Tali baraccamenti funsero da ricovero e magazzini per i soldati del III Reggimento Alpini. Oggi il complesso è in disuso e versa in uno stato di pressochè totale abbandono.
Il sito nacque per servire come deposito di munizioni e carburanti. Interamente dismessa dalle autorità militari, della struttura oggi rimane visibile il muro di cinta su cui svettano due torrette, facilmente osservabili dalla strada che dal centro della frazione Riva conduce in direzione Frossasco.
[1] Medaglia d’Oro al Valor Militare, conferita nel 1940, con le seguenti motivazioni: “Vicecomandante della Divisione «Ariete », prendeva parte ai combattimenti dei giorni 9-10 settembre guidando una colonna corazzata che si impegnava nei pressi di Ciampino e la cui ulteriore azione fu sospesa dal concluso armistizio. Dopo l’armistizio rimaneva in Roma per dedicarsi intensamente all’organizzazione della lotta clandestina. A tale scopo prendeva contatti con numerosi rappresentanti politici e militari esponendosi senza riguardo. Animato da purissimi ideali e da una ardente volontà di lotta si prodigava in ogni modo per organizzare in Roma e nel Lazio bande armate per la lotta contro i nazifascisti. Individuato ed arrestato e sottoposto a tortura dava ai suoi compagni di prigionia esempio di fortezza d’animo. Nelle Fosse Ardeatine faceva olocausto della sua nobile esistenza. Roma, settembre 1943-marzo 1944.” Le onorificenze della Repubblica Italiana (quirinale.it)
[2] Museo Storico Arma di Cavalleria (museocavalleria.it)
[3] https://www.treccani.it/enciclopedia/equitazione_%28Enciclopedia-dello-Sport%29/
[4] Comandante del 13° Fanteria, Brigata Pinerolo, fu decorato con medaglia d’oro nella Prima guerra di indipendenza italiana del 1848 con le seguenti motivazioni «Per essersi distinto nella fazione di Corona, Spiazzi e Ferrara di monte Baldo.».
[5] “Dismissione e Valorizzazione dei Beni del Demanio Militare. Il Caso della Caserma Bochard di Pinerolo”. Tesi di Laurea di Niccolò Poletto Ghella, Corso di Laurea in Pianificazione Territoriale, Urbanistica e Paesaggistico Ambientale, Politecnico di Torino, Febbraio 2016
[6] www.vitadiocesanapinerolese.it/territorio/citta/cavalleria-pinerolo-2013
[7] Medaglia d’Oro al Valor Militare, conferita nel 1940, con le seguenti motivazioni: “Cavaliere che aveva elevato a norma di vita ogni più puro ideale, esaudito nel suo ardente desiderio di ottenere un comando di truppa, trasfondeva nel gruppo di squadroni ai suoi ordini la incrollabile fede che lo animava. In giornata di cruenta, violentissima battaglia, nella quale l’intero reggimento era duramente impegnato, alla testa dei suoi cavalieri, attaccava con indomito slancio il nemico in forze soverchianti. Caduti tutti i componenti il suo seguito, avuto ucciso il proprio cavallo e gravemente ferito egli stesso, con singolare valore si faceva rimettere in sella ad altro cavallo e proseguiva nell’epica carica. Stremato di forze, si abbatteva poi al suolo, ma trovava ancora l’energia per dare ai propri cavalieri, sciabola alla mano, l’ultimo obiettivo d’attacco e dirigeva il fuoco di un gruppo di appiedati. Una raffica nemica lo colpiva al cuore nel momento in cui le ultime resistenze avversarie cadevano sotto l’impeto degli squadroni da lui superbamente preparati e guidati. Pura ed espressiva figura di soldato italiano che indissolubilmente lega all’antico Stendardo del reggimento il proprio nobilissimo nome. — Q. 213,5 di Isbuschenskij (Fronte russo), 24 agosto 1942.” Le onorificenze della Repubblica Italiana (quirinale.it)
[8] Medaglia d’Oro al Valor Militare, conferita nel 1944, con le seguenti motivazioni: “Ufficiale veterinario di una grande unità dislocata oltremare, allo atto dell’armistizio, fedele al proprio dovere di soldato, si univa alle eroiche file di coloro che avevano preferito la dura e pericolosa vita della guerriglia alla umiliante resa al tedesco. Assunto volontariamente il comando di una compagnia di artiglieri trasformatisi in fanti, li guidava più volte al combattimento facendo rifulgere le sue splendide doti di combattente. Durante un attacco ad un forte presidio nemico, incurante dell’intensa reazione avversaria, si ergeva con fierezza alla testa dei propri uomini. Visto cadere un mitragliere lo sostituiva all’arma continuando il fuoco contro un pezzo anticarro tedesco; fatto segno al tiro concentrato di armi automatiche nemiche non desisteva dalla azione, restando sul posto anche quando l’arma, più volte colpita, era resa inservibile. Sempre presente ove più aspro appariva il compito, durante una successiva azione, mentre con i suoi uomini formava una insormontabile barriera al nemico incalzante, stroncato dal fuoco nemico, immolava la sua giovinezza sul campo di battaglia. — Nikic -Cekanje - Brijestovo (Montenegro), 9 settembre - 17 settembre -10 novembre 1943.” Le onorificenze della Repubblica Italiana (quirinale.it)
[9] www.pinerolo.ana.it/images/Tranta/Tranta_2009/Tranta%20sold%20settembre%202009.pdf
[10] Medaglia d’Oro al Valor Militare, conferita nel 1940, con le seguenti motivazioni: “Sottufficiale artigliere G. a F., all’inizio delle ostilità lasciava volontariamente l’ufficio contabilità per salire al forte ed assumere il comando di un pezzo. Durante violentissimo e preciso tiro di controbatteria nemica, pur conscio dell’inesorabile sorte della sua torre, con l’esempio animava i serventi del suo stesso magnifico slancio. Colpita in pieno la torre, lui stesso ustionato e mortalmente ferito, con sovrumano sforzo e sublime altruismo salvava dal rogo quanti più serventi poteva e cedeva ai suoi soldati feriti la barella che gli toccava per turno. Lasciava poi il forte incitando e gridando ai compagni la consegna del Duce. Nel delirio dell’agonia una sola visione illuminava il supremo olocausto: il fuoco del suo cannone per la vittoria e la grandezza della Patria. Luminoso esempio di eroismo e di fede. Forte Cl2aberton, 21 giugno 1940.” Le onorificenze della Repubblica Italiana (quirinale.it)