Delle opere che composero le straordinarie fortificazioni di Pinerolo, oggi, purtroppo, rimangono ben poche tracce visibili.
Preliminarmente, è doveroso rimarcare, nello specifico, la storia di Pinerolo, antico comune e nobile capitale degli Acaja e quindi borgo conteso aspramente tra Ducato Sabaudo e Francia, sino alla storia più recente.
L’inizio della storia può senz’altro esser fatto coincidere con la nota donazione del 1064 con cui la Contessa Adelaide concesse terre e privilegi all’abbazia di Santa Maria a San Verano (odierna Abbadia Alpina). Ella era figlia di Olderico Manfredi, erede della Marca Torinese, e convolò a nozze con Oddone, figlio di Umberto Biancamano, capostipite della famiglia Savoia.
Con la citata donazione, sorse il primo nucleo di quello che, due secoli dopo, divenne il libero comune di Pinerolo, con la redazione degli statuti comunali. Il Comune di Pinerolo, nel 1244, riconobbe la signoria di Tommaso II, cui il fratello Amedeo IV cedette il feudo sabaudo nelle terre piemontesi. “Lo stesso Tommaso presenzia, il 5 marzo 1245, ad un parlamento generale sotto il portico della chiesa di S. Maurizio, giurando di osservare i patti che regolano la vita civile e politica della città. Circa un anno dopo, il 31 gennaio 1246, il conte acquista dall’abate dell’Abbazia di S. Maria i diritti sulla Val Chisone, sul castello e sulla città: Pinerolo è capitale del primo stato piemontese.”[1].
I fasti della capitale durarono oltre un secolo, sino a quanto, tuttavia, nel corso del Quattrocento, iniziò lentamente il declino di Pinerolo. Quando Amedeo VIII riunì i territori del ducato sotto il suo controllo, annettendo le terre piemontesi, la posizione di Pinerolo fu ritenuta troppo marginale e “nel fatale anno 1436 il duca decretò che il Consiglio e l’università rimanessero per sempre a Torino, che diventava così ufficialmente la capitale del Piemonte. Il contraccolpo su Pinerolo fu fortissimo e nei secoli successivi la cittadina, relegata al ruolo di fortezza di confine, subirà tre successive dominazioni francesi, che caratterizzeranno in modo indelebile il suo profilo urbanistico e la sua storia demografica ed economica.”[2].
La storia e la gloria delle fortificazioni pinerolesi, tuttavia, si deve proprio a una delle parentesi di dominio francese e in particolare a quella seicentesca. Nel 1630 il Cardinale Richelieu in persona condusse l’esercito transalpino lungo la Val Chisone, sino a cingere d’assedio Pinerolo, che fu espugnata nel marzo 1630 con una breccia nelle vecchie mura in zona San Domenico. Pinerolo divenne dominio francese per sessantasei anni, sino al 1696. È in tale contesto, ovvero quale baluardo di confine del regno francese, che nel 1670 giunse a Pinerolo “Sébastien Le Prestre de Vauban, primo ingegnere di Luigi XIV: il suo intervento portò ad un grandioso ampliamento e miglioramento delle fortificazioni.”[3].
L’imponenza delle fortificazioni pinerolesi rimase a imperitura memoria nelle tavole e nelle stampe dell’epoca. Tuttavia, soltanto pochi anni dopo la loro edificazione, le opere difensive conobbero i cruenti scontri e bombardamenti nell’ambito della Guerra della Lega d’Augusta, al termine del quale, con il Trattato di Torino del 1696, Pinerolo tornò sabauda, con la conseguenza che tutte le fortificazioni vennero minate e distrutte dai francesi che si apprestavano a lasciare la città.
Passata l’ulteriore buriana della Guerra di Successione Spagnola (nell’ambito della quale si ricorda l’assedio di Torino del 1706), Pinerolo visse un periodo di stabilità e di forte fermento edilizio, il cui lato negativo fu, purtroppo, la completa demolizione dei resti di fortificazione per l’espansione della città.
Nel periodo successivo, Pinerolo conobbe un’ultima occupazione francese con le truppe napoleoniche, che nel settembre 1798 entrarono in città e, salvo una parentesi con l’effimera riconquista austro-russa del 1799, determinarono l’annessione alla Francia della città, così come dell’intero Piemonte.
L’Ottocento fu un secolo di nuova linfa per Pinerolo, che tornò alla ribalta con una ricchezza culturale con pochi eguali nel Regno Sardo. Da qui partirono alcuni dei moti che portarono all’insurrezione del 1821 con Santorre di Santarosa e Guglielmo Moffa di Lisio. Nel 1848 fu costituita una delle prime Società Operaie di Mutuo Soccorso in Italia e l’anno seguente vi fu trasferita la prestigiosa Scuola di Cavalleria. Fu tale contesto a produrre alcuni tra i maggiori esponenti politici liberali della storia nazionale, prima di entrare in un’epoca che, fatti salvi gli eroici atti della lotta di liberazione.
Il Novecento, oltre alle conseguenze dei conflitti e alla dura lotta di liberazione, porterà a Pinerolo un fertile contesto industriale. Ma tutta questa evoluzione storica ha determinato il progressivo oblio delle gloriose fortificazioni del passato, le cui tracce sono andate perlopiù perdute.
Anticamente, il borgo, situato sull’altura ove ora domina San Maurizio, era probabilmente dotato di una torre circolare e di una cinta muraria, la quale “non dovette costituire un’opera difensiva di alto livello militare … doveva essere una semplice recinzione di tipo comune, più consona con la bita ordinaria del borgo che non una vera e propria opera di fortificazione.”[4].
La fortificazione, nei secoli seguenti, fu certamente sviluppata, probabilmente con l’introduzione di un fossato, con il rinforzo della o delle cinte murarie, dotate anche di torri angolari. Tuttavia, le poche fonti documentali rendono incerte tali integrazioni. Unico dato che pare assodato è che, con la creazione del borgo nella zona ove oggi sorge il duomo di San Donato, anch’esso fu dotato di una cinta muraria, con una cortina che la collegava al borgo alto e alla fortificazione.
È presumibile che la struttura fortificata della città non mutò sino al 1536, anno della prima occupazione da parte dei francesi. In veste di città di frontiera francese, la connotazione di Pinerolo mutò drasticamente, divenendo un baluardo difensivo borbonico. “In quest’ottica, gli occupanti, constatata la debolezza delle difese cittadine e ravvisata la necessità di apportarvi delle migliorie per garantirne la difesa ed assicurarsene il possesso, posero mano alle opere necessarie per darle un assetto confacente alle impellenti necessità. […] Le opere di rafforzamento iniziarono con la realizzazione dei primi due bastioni di terra nel Piano (quelli verso Torino) ad opera dei fratelli Betto e Girolamo De Medici da Castel Durante. Nello stesso 1536 vennero seguiti da Baldassarre Azzale di Massa Lombarda, che operò anche al servizio di Enrico II, che si suppone abbia continuato il lavoro dei predecessori. Indi nel 1537 troviamo al lavoro in città Girolamo Marini … Sempre nel 1537 incontriamo Rinaldo Marsili … il quale, sfruttando le caratteristiche naturali del luogo, si segnala che riuscì a scavare lungo le mura una strada sufficientemente larga per il movimento delle truppe e il loro accampamento, aiutato in ciò da Malatesta e Galeotto Malatesti.”[5]. Le fonti, poi, sottolineano la grande importanza del lavoro fortificatorio effettuato a Pinerolo da Guido Rangone, benché non si abbia contezza di quali siano stati gli interventi effettuati. Indubbio, tuttavia, che egli ebbe un ruolo primario nel fortificare Santa Brigida, tanto da indurre il Marchese del Vasto e le sue truppe a rimandare il tentativo di assedio di Pinerolo per la riconquista sabauda.
Quando ciò avvenne, nel 1574, i Savoia si trovarono innanzi una pregevole città fortificata, anche se, per carenza di risorse, trascurarono di manutenerla, tanto che Pinerolo cadde nuovamente in mano francese nel 1630.
Nuovamente transalpina, Pinerolo conobbe una seconda, florida, stagione fortificatoria, sebbene occorra premettere che gli abitanti – occupati – vissero probabilmente uno status di miseria, con una forte imposizione fiscale destinata, quasi unicamente, alle opere fortificatorie. Furono ampiamente rimaneggiate e rifondate le mura della città e della cittadella, così come i fossati a protezione di Santa Brigida. Le mura furono dotate di spessi bastioni, in particolare in prossimità del forte di Santa Brigida. Questo fu dotato di casermamenti e magazzini, tanto che l’antica denominazione di castello fu sostituita con quella di cittadella, anche in virtù del crollo (probabilmente dovuto a un fulmine) dell’antica torre medievale e dell’esplosione della polveriera. Nota non secondaria, tra le varie strutture realizzate si annovera anche un fabbricato adibito a prigione di stato, con alloggiamenti anche per personalità di alto rango (quale parrebbe esser stato il famoso prigioniero dalla Maschera di Ferro, ma anche il ministro delle finanze Foucquet).
Dopo oltre trent’anni di lavori, nel 1670 “l’ispettore generale alle fortificazioni di Luigi AIV, Sébastien La Prèstre Marchese di Vauban, su incarico del Re e del primo ministro di Francia, nel mese di agosto ispezionò la fortezza di Pinerolo, al fine di valutare quali opere dovessero essere preventivate per mettere in sesto la fortificazione e renderne attuali le sue difese.”[6].
In verità pare che le relazioni del Vauban non abbiano mai trovato un completo riscontro operativo. Sicuramente fu attuato l’abbattimento di molte abitazioni del borgo alto per ottenere un sostanziale allargamento dello spazio in prossimità dei bastioni, così come si procedette alla realizzazione di una mezzaluna davanti alla porta di accesso alla cittadella.
Tali opere hanno reso Pinerolo una vera e propria città fortificata, con opere idonee a reggere una campagna militare, benchè non possano azzardarsi paragoni con Briançon o Mont Dauphin, né, men che meno, con Exilles.
Invero, risulta documentalmente che lo stesso Vauban ritenesse essessivamente onerosa una efficace fortificazione di Pinerolo, la quale non avrebbe potuto in ogni caso evitare il destino di un ritorno ai Savoia, causando, quindi, un’emorragia finanziaria in capo alle casse francesi.
Nonostante ciò, la città resisté al primo assedio del 1693, quando il forte di Santa Brigida seppe resistere abbastanza da rallentare gli assedianti che, nonostante la mole di fuoco ingente scaricata sulla cittadella di Pinerolo, non riuscirono ad espugnarla.
In tale contesto “Pochi anni dopo che fu raggiunta la massima espansione delle opere difensive della città, si iniziò a valutarne la possibile restituzione ai Savoia, con la contemporanea e conseguente demolizione delle fortificazioni testé completate. Questa soluzione era giò stata caleggiata da tempo dal Vauban ed ora, essendosi venuto a modificare il quadro politico delle alleanze, l’ipotesi prendeva sempre più corpo. L’operazione che si profilava non sarebbe stata sicuramente né semplice né indolore stante la mole di opere da distruggere e la quantità anche solo di terra e macerie da movimentare, nondimeno era il prezzo da pagare per non lasciare una fortezza guarnita ai duchi di Savoia. La restituzione fu concordata nel 1696 e nellom stesso anno fu deciso lo smantellamento delle opere militari costruite in città e in cittadella dai francesi, a esclusione dell’arsenale (oggi sede del Municipio di Pinerolo, ndr), delle caserme di fanteria e della caserma pentagonale di cavalleria. […] in effetti l’ordine espresso era solo quello di cancellare tassativamente anche le minime tracce delle fortificazioni che avevano cinto la città ...”[7].
“Alla fine del 1696 praticamente la fortificazione cittadina era tutta atterrata e il fossato che la circondava completamente colmato.”[8].
Oggi “rimangono ancora visibili delle zone rilevate e altre ribassate nell’area occupata dalla cittadella che ci consentono di leggere, tanto sul posto quanto nelle riprese aeree, l’assetto delle opere, come si può constatare osservando le fotografie effettuate dalla RAF nel 1943 o quelle eseguite da vari enti a partire dal 1960 e le più recenti visibili in internet.”[9].
Con tale conclusione, seppur ottimistica ma che certamente non distoglie dalla pressoché totale assenza di evidenze murarie, non possiamo non sottolineare l’importanza storica che ha avuto Pinerolo, una delle principali piazzeforti del Piemonte occidentale.
[1] La Storia di Pinerolo – Associazione Turistica Pro Loco Pinerolo
[2] Storia - Comune di Pinerolo
[3] La Storia di Pinerolo – Associazione Turistica Pro Loco Pinerolo
[4] CARMINATI F., Genesi di un borgo: Pinerolo – nascita e sviluppo della città nei secoli, Lar editore, 2015, p. 15.
[5] Ibidem, p. 49.
[6] Ibidem, p. 72.
[7] Ibidem, pp. 83 ss.
[8] Ibidem, p. 86.
[9] Ibidem