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Il fortino di San Benedetto (Porte)
Sulle alture di S. Benedetto esisteva all'epoca di Carlo Emanuele I (1580-1630) un forte costruito per smorzare l'audacia dei Valdesi; la sua esistenza è testimoniata da vari accenni presenti in alcuni documenti della seconda metà del ‘500. Tale forte era situato sulla “Roccho Coutèl”, situato sopra l’abitato di Porte e Malanaggio, all’imbocco della Val Perosa. Nel 1594, mentre era in corso l’assedio di Bricherasio, il Lesdiguierès, non potendo soccorrere le truppe ivi assediate, risalì la Val Chisone e mise sotto assedio il Forte San Benedetto. Le truppe francesi, giungendo dalla Val d’Angrogna, assediarono tale forte dal 25 ottobre, riuscendo, in tre giorni, a vincere la resistenza della piccola guarnigione sabauda presente. Dopo pochi giorni, tuttavia, una volta riconquistata Bricherasio, le truppe sabaude ripresero agevolmente il forte anche a seguito del ripiegamento dei francesi verso il Delfinato. Ristrutturato alla fine del secolo, il forte San Benedetto tornerà protagonista nel 1693 quando venne occupato dalle truppe francesi di Catinat, che nulla poté, tuttavia, all’assedio delle truppe sabaude che lo occuparono agevolmente nel tentativo di assediare Pinerolo.
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Il fortino di Miradolo (San Secondo di Pinerolo)
Sul sito del medievale Castel del Lupo, un rialzo boscoso che domina dalla destra orografica lo sbocco della Val Chisone sulla pianura pinerolese, alla fine del ‘500 fu riattivato un piccolo presidio militare dalle truppe francesi del Lesdiguierès, nell’ambito delle guerre per il Marchesato di Saluzzo. Nell’estate del 1593 la fortificazione venne però conquistata dal Duca di Savoia Carlo Emanuele I, che lo dotò di una guarnigione. Esattamente un secolo dopo, nel 1693, il fortino di Miradolo, rimesso in efficienza dalle truppe francesi che controllano Pinerolo, venne attaccato e conquistato da parte delle truppe del duca Vittorio Amedeo II, senza aver opposto particolare resistenza. La struttura fu quindi lasciata andare in rovina; gli interventi edilizi effettuati nell’area in anni recenti hanno eliminato qualunque traccia.
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La ridotta della Turina (Porte)
Come riportato dal sito del Comune di Porte, “un altro fortilizio si ergeva anche sul lato opposto all'imbocco della valle, nel poggio di Turina (ex Comune di Inverso Porte), che domina sul Chisone”. Con tale indicazione, in realtà, deve intendersi una ridotta eretta dai francesi tra il 1692 e il 1693, insieme a numerose altre piccole opere (ridotte e trinceramenti) documentate ad Abbadia, al Talucco, a Porte, a Dubbione e a Villar Perosa, realizzate a protezione e controllo del loro dominio su Pinerolo nel periodo della guerra della Lega di Augusta. Così come il fortino di San Benedetto e quello di Miradolo, la ridotta della Turina venne attaccata e distrutta dalle truppe sabaude durante il tentativo di assediare Pinerolo nel 1693.
“Les barricades font partie intégrante d’un défilé qui barres l’accès au vallon de pramol. Les lignes naturelles de défense, situées depart et d’autre du Russillard, comprenaient trois éléments: d’abord un alignement d’avant-postes, qui devait déjà engager et, si possibile, arrêter et repousser les assaillants; ensuite una tranchée naturelle profonde, formées par une combe au versant relevé et accidenté du côté des défenseurs; enfin la ligne de résistance qui se trouvait par conséquent en position dominante. Du côté de l’andret, en partant du Bric des Pins, les avant-postes suivaient l’alignement: les Brières et les Barrières. A proximité se trouve le profond sillon naturel dont on a parlé, qui débouche juste en aval des barricades. En retrait se trouvait la ligne de résistance, jalonnée par les points d’appui de Saret Roland et des deux villages des Gardes (d’amont et d’aval). En raison de leur position dominante, ces deux derniers abritaient aussi, comme leur nom, lâ Garda, indique, des postes de guet. Du côté de l’ubac, en partant du sommet de la Bufa, un vallon très profonde, la Bruta Coumba, descend en pente raide jusq’au Roussilard, en direction des barricades. Cette combe est limitée par deux contreforts, qui formaient deux lignes de défenses successives.[1]”. Così pregevolmente descritta, la struttura delle barricate di Pramollo ("Lâ Baricadda" nel patouà locale), v’è da precisare come le stesse risalgano ai conflitti religiosi di fine ‘500; tali barricate, infatti, in più occasioni furono utilizzate a scopo difensivo, con successo, dai valdesi nei confronti delle spedizioni prima francesi e poi sabaude. Tali difese cadranno, tuttavia, nel 1686 in occasione della massiccia campagna anti-valdese delle truppe francesi e piemontesi congiunte. I valdesi, tuttavia, ritiratisi nei trinceramenti più a monte, riusciranno a resistere e addirittura a contrattaccare le milizie francesi causando parecchi morti fra questi ultimi.
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I trinceramenti del Monte Castelletto (Pramollo)
La presenza di queste opere difensive sul crestone prospicente la pianura pinerolese nelle vicinanze del Colle della Vaccera, detto Monte Castelletto o "Chatlèt", è testimoniata da alcuni disegni effettuati, a metà del ‘600, da un ufficiale francese. Anche in questo caso di tratta di opere piccole e non più visibili, le quali vennero attaccate nell’aprile del 1686 dalle truppe sabaude durante le operazioni militari contro i valdesi.
[1] Durand A, Le vallon de Pramol et ses événements militaires pendant les siècles passés, in La Valaddo, n°1 – marzo 2005, p.16.