Le barricate della Balma e il Forte San Giovanni Evangelista (Roure/Perosa Argentina)

Il complesso difensivo delle cosiddette “Barricate della Balma”, posto in prossimità di una strettoia naturale nell’omonima località nel Comune di Roure, fu realizzato nel 1590 dalle truppe francesi ed ebbe un ruolo attivo per bloccare le risalite della Val Chisone dei Savoia, nell’ambito della guerra per il Marchesato di Saluzzo. Le barricate furono nuovamente coinvolte dagli scontri cinque anni più tardi, quando il Lesdiguières tentò un aggiramento per assediare il forte di Exilles. I Savoia tentarono una manovra di alleggerimento sulla Val Pragelato che, tuttavia, si risolse in un fiasco anche a causa delle condizioni ambientali che il mese di gennaio offriva ad alte quote. Le barricate, tuttavia, furono presto nuovamente coinvolte in modo diretto negli scontri franco-piemontesi quando, nel 1597, i difensori francesi riuscirono a respingere una colonna piemontese durante tutta una serie di tentativi di sfondamento volti a ricongiungersi ad altre colonne con lo scopo di annettere la Val Pragelato.

Dopo il fallimento dei numerosi tentativi di attacco all'alta valle, i piemontesi si resero conto della necessità di dover realizzare delle strutture difensive in bassa Val Chisone, in sostituzione del demolito Castello di Poggio Oddone. Su progetto dell’architetto Ascanio Vitozzi, nel 1597 iniziò perciò la costruzione del forte di San Giovanni Evangelista: si trattava di un sistema fortificato con cinta bastionata, in terra, fascine e zolle, che si sviluppava per circa 180 m di lunghezza e 90 m di larghezza lungo il costone tra l’attuale borgata Ciapella e il roccione detto "Bec Dauphin", che sbarra quasi completamente la valle e che termina a picco sul torrente. La struttura si adattava alla conformazione del terreno, inglobando le poche case presenti e seguendo il ciglio del crestone con pendii molto ripidi sia a est che a ovest.  A sud si trovava un’ampia tenaglia formata da due mezzi bastioni, per controllare la “Strada Reale” che percorre la valle, mentre a nord altri bastioni inglobavano i ruderi della medievale “Tourassa. Il forte ebbe però vita breve: nel 1601, in seguito alla Pace di Lione, il duca Carlo Emanuele I fu costretto a demolirlo.

Nel 1633 i francesi, venuti in possesso della bassa Val Chisone durante l’occupazione di Pinerolo (1630-1696), costruirono sul risalto roccioso chiamato Bec Dauphin una piccola ridotta, i cui resti (un pezzo di muro con alcune feritoie) sono visibili ancora oggi. Un’indagine archeologica svolta in anni recenti ha permesso di ricostruire l’aspetto della struttura: a pianta rettangolare irregolare, con tre vani fuori terra e due piccoli vani interrati, utilizzati come cirstena per la raccolta delle acque. L’edifico si articolava su tre piani, con un balcone a sbalzo di ulteriore vedetta, mentre sul lato est, lungo la rampa di accesso al sito, sono state rilevate strutture murarie che fungevano da difesa della parte maggormente esposta ad incursioni nemiche. La ridotta è ancora presente in una carta di inizio ‘700, mentre in un’altra mappa del 1707 troviamo solo l’indicazione di una serie di trinceramenti posti sul dirupo tra la Ciapella e il Bec Dauphin.