Dopo il Gran Serin, proseguendo lungo la strada dell’Assietta verso Sestriere si incontra, circa un chilometro dopo la Testa dell’Assietta, la batteria del Mottas (2.545 m). Decisamente più piccola rispetto a quella del Gran Serin, ma realizzata un anno prima (1893), la struttura si compone di un terrapieno munito di un parapetto in muratura a protezione di 4 cannoni, nonché da due riservette per munizioni edificate con pregevoli volte a botte in mattone ricavate nel terrapieno stesso. Più indietro, poi, una breve scalinata conduce in una polveriera sotterranea ricavata nel terrapieno del piazzale dell’opera.
Poche centinaia di metri verso sud, sulla cima del Monte Gran Costa (2.621 m), troviamo un’altra batteria costruita nel medesimo periodo. La struttura era composta da un vasto baraccamento e un magazzino per le artiglierie, oltre che da un piccolo edificio atto al caricamento dei proietti e da una polveriera sotterranea. La dotazione offensiva della batteria era costituita da svariate postazioni, delle quali sono ancora visibili i basamenti in pietra, collegate tra di loro da una strada coperta con banchina per i fucilieri. “La vetta è stata spianata per costruire le postazioni, suddivise in due settori. A destra si trova quello occidentale, dove su una piazzola unica era in origine postata in barbetta una batteria di quattro cannoni da 15 […]. Sul fianco Nord della batteria principale erano postati due cannoni da 9 […] e, sul lato Sud, quattro pezzi da 12 […]. […] nel settore orientale era postata una batteria da quattro cannoni da 12 […].”[1] Come accaduto alle opere del Gran Serin, anche i complessi del Mottas e del Gran Costa vennero disarmato nel 1915 e definitivamente dismessi nel 1928.
Poco distante dalla batteria del Mottas, nei pressi del Lago dell’Assietta, si rinviene ancora un baraccamento che un tempo costituiva il magazzino e l’infermeria. Negli anni ’60 del Novecento la struttura venne adibita a casa cantoniera e poi, nel 2012, fu trasformata nel Rifugio Alpino Casa Assietta, dedicato alla guida alpina Gian Carlo “Jack” Canali. Se si segue la pista sterrata che dal rifugio prosegue in direzione sud, sulle praterie del vallone del Faussimagna, ai piedi del Monte Gran Costa, sono ancora ben visibili i resti di un complesso logistico edificato alla fine del XIX secolo a complemento delle vicine batterie, che comprendeva un padiglione per l'alloggiamento di 170 uomini, un magazzino e due scuderie.
[1] Gariglio D., Minola M. – Le fortezze delle alpi occidentali, Vol. 1, Edizioni l’Arciere, 1995, p. 123-124.