Le fortificazioni di Giaveno

“Nel Medioevo il borgo di “Gavensis” è citato in due documenti: uno del 1001, in cui l’imperatore Ottone III lo comprende tra i beni feudali del marchese Olderico Manfredi I e un diploma del 1031, nel quale si accenna a una chiesa di San Martino spettante ai monaci del convento torinese di San Solutore. Il 22 giugno 1103 il conte Umberto II di Savoia donò il territorio di Giaveno all’abbazia di San Michele della Chiusa. Federico Barbarossa, il 26 gennaio 1195, lo tolse all’Abbazia per donarlo a Carlo I, vescovo di Torino. Giaveno ritornò agli abati di San Michele con una donazione del conte di Savoia Tommaso I in data 21 febbraio 1209, i quali provvidero a fortificare la piazza con una robusta cinta muraria ed a costruirvi un castello” [1].

Entro il 1279 fu completata il primo nucleo del castello nella parte più elevata del borgo, composto dalla torre in posizione baricentrica racchiusa da una cerchia fortificata, a cui se ne aggiunse una seconda entro il 1304. Tra le due cinte, uno spazio indicato come regnalium permetteva di aumentare la capacità ricettiva del complesso, luogo di difesa degli abitanti in caso di pericolo. Si conservano due porte d’accesso sormontate da archi ad ogiva, ancora oggi visibili nei pressi delle attuali piazza Sclopis e via Cardinal Maurizio.

Introrno alla metà del XIV secolo nacque un nuovo borgo all’esterno delle mura, tanto che nel 1347 “l’Abate Rodolfo di Mombello decise “villam iavenni murare”, con mura alte due trabucchi (circa 6 metri), intervallate da cinque torri circolari.” [2] La realizzazione di questi lavori richiese un secolo circa, e nel 1442 veninva indicata la presenza di sole cinque torri sul lato sud-orientale mentre altre tre, ancora in fase di realizzazione, non furono mai completate. Dal secondo decennio del XVIII secolo venne rilevata l’inefficienza delle mura, prograssivamente smantellate a partiore dal 1650, ad eccezione di alcuni tratti oggi inglobati nei muri di edifici più recenti.

Attualmente sono ancora ben visibili tre delle cinque torri, tutte a pianta circolare con una decorazione ad archi sulla sommità. Si affacciano su via Roma, che percorre fedelmente il luogo in cui nei tempi antichi scorreva il profondo fossato, derivato dall’Ollasio, che costeggiava la cinta muraria, per poi incanalarsi nel rio Botetto. La quarta e la più imponente delle torri, andata distrutta, sorgeva in prossimità del fiume Ollasio, al fondo della via, e fungeva da entrata militare; la quinta, posta a baluardo, era invece situata al termine della strada della Rubatera. Le torri erano collegate tra di loro attraverso gallerie interrate che permettevano di raggiungere i prati della Chiesa in aperta campagna, luogo in cui ad oggi è sita la Collegiata di San Lorenzo.[3]

Con Amedeo VI, il Conte Verde, la dinastia sabauda ottenne dalla Santa Sede la soppressione degli abati di San Michele e la trasformazione dell’abbazia in una commenda (1379), cioè in un’istituzione religiosa assegnata in qualità di feudo a un ecclesiastico ben visto dalla corte sabauda, con tutti i redditi che essa produceva. I Savoia divennero i veri signori della Sacra, della quale nominavano gli abati commendatari.” [4]. A inizio ‘600 il cardinal Maurizio di Savoia venne nominato abate commendatario di S. Michele della Chiusa e quindi signore di Giaveno, soggiornando in Val Sangone nell’antico castello medievale che, come riporta un inventario del 1589, risultava in stato di decadenza. Il principe decise di ristrutturarlo: i lavori cominciarono nell’ottobre del 1620 e terminarono cinque anni più tardi, a cura dell’architetto ducale Carlo Morello Venne compreso anche un parco di 17 giornate (pari circa a 64 mila metri quadrati) che doveva seguire le sponde del torrente Ollasio.[5]

Gli anni difficili per Giaveno coincisero con le occupazioni francesi. Una prima occupazione ebbe luogo nel 1630, quando il borgo fu occupato dalle truppe del Duca di Montmorency. Pochi decenni dopo, fu il famigerato Catinat, dopo la battaglia della Marsaglia (1693) a risalire la Val Sangone e occupare Giaveno, saccheggiandola e incendiandola, nonché, verosimilmente, distruggendo ogni resto del castello.

“Toccherà a Eugenio di Savoia-Soissons, abate commendatio di San Michele della Chiusa, ricostruire il castello, però con dimensioni più ridotte. Di questo edificio, oggi un palazzotto di tre piani, rimane anche il parco.”[6]. Oggi l’unica testimonianza dell’antico castello sono alcuni bastioni che si affacciano su Via Teresa Marchini. 

 

[1] Giaveno (TO) : Torri - Archeocarta

[2] Ibidem

[3] https://www.visitgiaveno.it/torri-della-cittadella-abbaziale/

[4] Giaveno (TO) : Torri - Archeocarta

[5] https://www.visitgiaveno.it/bastione-del-castello-abbaziale/

[6] Giaveno (TO) : Torri - Archeocarta.